Numero 3/2017

Quanti saremo e come parleremo?

Editoriale a cura di Giorgio Passera

I risultati di due recenti documenti pubblicati dall’ USTAT (Ufficio Cantonale di Statistica) fanno riflettere sul nostro probabile futuro.
Gli argomenti toccati, apparentemente distanti l’uno dall’altro, sono: il numero degli abitanti nel Cantone nei prossimi decenni e la percentuale di dialettofoni negli anni a venire.
Si tratta di proiezioni, quindi soggette a possibili aggiustamenti, ma i dati sono credibili e probabili, toccano (in un caso) chi di noi avrà la fortuna di essere ancora vivo tra una ventina d’anni, riguardano di certo i nostri figli ed i nostri nipoti.

Ecco quindi la sintesi dei dati che riguardano la popolazione: nel 2040 saremo in 416.500 e gli abitanti ottantenni e oltre raddoppieranno. Un aumento del 18 %, 70 mila persone in più. L’aumento si dovrebbe con buona probabilità concentrare negli agglomerati urbani: Bellinzona, Locarno e Lugano in particolare. Oltre agli ottantenni aumenteranno anche in modo consistente gli ultrasessantacinquenni, coloro che vanno in pensione, tanto per capirci. Si calcola che costoro rappresenteranno il 31,5 % della popolazione.La speranza di vita sta crescendo in modo notevole (i 90 non sono più tanto lontani, per entrambi i sessi) e di pari passo dovranno svilupparsi i ragionamenti su questa fascia relativamente nuova e sempre più consistente, sui suoi bisogni, sulle sue prospettive, sulle sue opportunità di rimanere attiva nella società. Attiva sotto vari aspetti: lavoro, volontariato, politica e altro ancora. Per quanto riguarda il fenomeno migratorio l’USTAT ne conferma l’andamento definendolo “abbondantemente positivo”.

Ecco che proprio qui si inserisce la seconda statistica, che viene a completare i dati della precedente. In un quadro dominato dalla forte crescita nei centri urbani e dal costante arrivo di stranieri o di persone che provengono dal resto della Svizzera, che posto avrà il nostro dialetto, che da anni denuncia un calo di parlanti e di qualità? Non possiamo certamente essere ottimisti sulla sua sorte e infatti anche la statistica appena pubblicata non lascia molto spazio a considerazioni di segno positivo. I nuovi dati, relativi alla situazione attuale fanno comunque stato di un discreto 30 % di dialettofoni a livello cantonale, con una significativa concentrazione fuori dall’area urbana. Spiccano in particolare il Sopraceneri, la Valle di Blenio in testa, dove questo codice viene usato da ben il 69% della popolazione. Seguono la Valle Maggia, con il 58 % e la Leventina, 50 %. Più ci si sposta a sud, più diminuisce la percentuale dei parlanti: nel distretto di Bellinzona si arriva al 38 %, nel Luganese si tocca il fondo con il 23 %, nel Mendrisiotto e basso Ceresio si risale al 31 %. Tutti i dati si riferiscono al contesto familiare: se passiamo a quello lavorativo, la situazione è ancora più critica per i nostri dialetti. Il 95 % degli intervistati ha dichiarato di usare solo l’italiano e soltanto il 2% impiega unicamente il vernacolo con i colleghi.

Facile e prevedibile disegnare il futuro: nel 2040 il dialetto sarà ridotto ad una sorta di lingua latina, che verrà raccontata da qualche anziano superstite, che si studierà magari a scuola, che si troverà ben documentata in vecchi libri e manuali, ma che quasi certamente sparirà dall’uso quotidiano. O magari si ritirerà in qualche riserva del Sopraceneri. Luoghi da visitare con tanto di guida e testi alla mano, per spiegare ai nipotini una realtà lontana e immersa nel vago e nel misterioso. Intanto, però, c’è chi resiste e non è detto che magari le statistiche, da anni tutte al ribasso, cambieranno di segno. O magari faranno segnare un rallentamento del fenomeno, grazie magari a qualche evento imprevisto. Lasciamoci stupire!