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Un restauro che ha rispettato la storia

Prima tappa di Restauro della Chiesa Parrocchiale dei Santi Giorgio e Andrea

Ebbene sembra ieri che il cantiere è iniziato eppure questa tappa si appresta a terminare, per fine gennaio 2017, con la realizzazione dei drenaggi perimetrali e l’anello dispersore parafulmine, ora in esecuzione.
Sabato 26 novembre c’è stata una sorta di inaugurazione in concomitanza della benedizione del presepe e grazie al Coro della Polizia Cantonale il momento è diventato ancora più magico.

Il Presidente del Consiglio Parrocchiale e primo passionale promotore del restauro, Avv.Luca Guidicelli, ha poi sfoderato un’altra delle sue idee geniali facendo preparare, da un esperto pasticciere Caronese d’adozione Ginaluca Mollo ed il suo team, addirittura un panettone dedicato a San Giorgio venduto per l’occasione per sostenere finanziariamente la Parrocchia di Carona, ma anche un ambasciatore dell’intero quartiere di Carona in tutto il mondo.

Tra le altre idee di successo di Luca Guidicelli è poi da annoverare la volontà di realizzare un modellino in 3 dimensioni della Parrocchiale Caronese, edificio storico protetto d’interesse Federale, e venduto sotto teca ai benefattori che hanno sostenuto i restauri in terminazione e che vorranno sostenere quelli della Seconda tappa (gli interni) in programmazione per il 2018. Anche il nostro beneamato Monsignor Vescovo Lazzeri ha voluto “benedire” questa iniziativa.
Qui sotto possiamo vedere il nostro operato digitale utilizzato poi da Palo Alto e Livio Bergomi per le stampe 3D in bio-plastica.

La storia
Occorre premettere che mancano gli elementi per un’analisi storica esauriente. In effetti, le pubblicazioni esistenti, e parziali, sulla Chiesa parrocchiale di Carona e gli studi precedenti molto sommari non consentono di tracciare un disegno storico completo del monumento.

Più in generale sull’esterno della chiesa, qui in oggetto, possiamo dire che l'edificio nel suo aspetto esteriore rivela una storia remota che coincide con una fondazione romanica visibile dai muri esterni dell'abside attuale, rifiniti nella parte superiore da arcatelle cieche lungo i tre lati; d'impianto basilicale delimita il pittoresco sagrato insieme alla sagrestia, unita sul lato sud, sotto la quale passa la strada cantonale, alla Loggia del Comune e alla canonica.

La navata centrale, appena più alta delle laterali, precede una cupola; il coro quadrangolare esternamente è ornato da un fregio di archetti pensili. Il campanile in porfido, iniziato nel 1473 è concluso negli anni 1662-1664 con l'aggiunta dell'attico traforato in pietra a pianta ottagonale, del tetto a padiglione in rame e, alla base, quattro dinamiche volute barocche sormontate da grandi vasi. La facciata di tre assi delimitati da paraste sormontate da capitelli ionici scanalati con, ai lati due aperture strette ed allungate sul modello toscano, reca al centro il portale marmoreo con la data di onsacrazione della chiesa da parte del vescovo di Como Francesco Bonesana nel 1698, sovrastato dall'affresco raffigurante San Giorgio, opera del 1625 di Giovan Pietro Scala, rifatto da Tiziano Bernasconi negli anni ottanta del secolo XIX. Il prospetto è concluso da un corpo rettangolare sottolineato da una cornice in porfido con al centro un'apertura circolare e, ai due lati, due volute; il raccordo tra i due registri della facciata, che richiama il prototipo di Leon Battista Alberti nella Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze del 1456, a livello regionale trova confronti convincenti nella corrente rodariana.

Ricordo ancora i primi contatti con il Consiglio Parrocchiale e il suo Presidente Luca Guidicelli, nel settembre di 3 anni fà, per le prime indagini preliminari sul tetto della Parrocchiale. Lo sgomento fu notevole nel constatare lo stato della copertura e ancora superiore quando potemmo tornarci con degli operatori per dei sondaggi alle facciate.

I coppi rotti non si contavano, i listelli e contro listelli di sostegno erano ammalorati completamente e ahinoi ci accorgemmo che il sotto tetto in scandole di legno era oramai putrescente e la parte in eternit, contenevano amianto.

Questo confermava quanto per altro già si poteva vedere da tempo all’interno, l’infiltrazione d’acqua, il deperimento sistematico degli apparati pittorici, stucchi e affreschi sulla parte interna dell’alto tiburio, del soffitti perimetrali e del fonte battesimale.

Un altro aspetto delicato, ancora sotto controllo e parametrizzazione quotidiana on-line per i prossimi 12 mesi sono le varie fessurazioni trovate in varie volte a crociera presenti nelle tre navate.
Per sicurezza si è quindi deciso di applicare dei fessuri metri atti ad identificare con certezza se sussiste un equilibrio normale strutturale oppure precario.
I dati che verranno raccolti un questo periodo ci permetteranno di capire se e quali interventi strutturali adottare nella prossima tappa.
Anche l’evidenza dei distaccamenti degli intonaci delle facciate e lo stato dell’affresco di facciata del San Giorgio con Drago confermarono il grave stadio d’ammaloramento complessivo.

Il preavviso dell’Ufficio dei Beni culturali Cantonale fu celere e lapidario, bisogna intervenire d’urgenza! Grande attenzione e sensibilità nella supervisione da parte dell’architetto responsabile dei monumenti storici Cantonali Arch.Endrio Ruggiero come anche delle dott.sse ricercatrici Lara Calderari e la direttrice Simonetta Biaggio.
Fu così che io e miei partners ricevemmo il mandato di progetto architettonico e direzione lavori e con l’aiuto del consulente al restauro si comprese l’effettivo stato delle facciate e si ponderò come agire.
A titolo d’esempio si mostra una tavola di dettaglio architettonico della mappatura della voluta di sinistra della facciata principale (foto 1) e la foto della voluta completamente ricostruita, in coccio pesto, in quanto disgregata da percolamenti ed infiltrazioni pluviali causati dalle converse in rame da tempo non più impermeabili.

Lo stesso triste destino lo subì nel tempo il tiburio, la parte simbolicamente più nobile perché protegge l’altare. Grande professionalità è stata dimostrata da tutti i consulenti, gli artigiani e gli artisti che hanno partecipato a questo intervento conservativo.

Va osservato che ad una prima occhiata le facciate del tiburio potrebbero sembrare macchiate quando invece ciò che si evince è la giunzione della realizzazione nei due periodi storici, sei e settecenteschi, affascinante.

Per ultimo apprezzo spendere due parole sulla parte più pregiata e storica dell’edificio sacro, il prospetto di facciata esterna dell’attuale abside, di fondazione romanica.
Notevoli, ed ora evidenti grazie alla profonda pulizia, in tutto il loro splendore le arcatelle cieche lungo i tre lati e le buche pontaie ora chiuse da pezzi di terra cotta come fecero al tempo del restauro rinascimentale della facciata principale, inizialmente gotica.

Un onore aver potuto partecipare a tale opera, progettuale ed esecutiva.

Luca Giordano