Natura

Anno 42 - N. 2

Rinaturazione del fiume Ticino a Cresciano

A cura del Dipartimento del territorio del Cantone Ticino

È stato inaugurato ufficialmente sabato 23 aprile 2016, alla presenza del Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, il secondo intervento di rinaturazione del fiume Ticino, in territorio di Cresciano. Un’opera, questa, realizzata a soli due anni di distanza dal Banco di Moleno, e per la quale sono stati investiti circa 600’000.– franchi, finanziati dal Cantone e dalla Confederazione. Come già per il primo intervento del 2014, anche per il Banco di Cresciano è stato impiegato il materiale inerte della frana del Valegion che si è così riusciti a valorizzare in ambito ambientale, evitando un eventuale smaltimento in discarica. Entrambi gli interventi avevano un unico principale obiettivo: favorire l’ecosistema e la biodiversità. Anche quest’opera s’inserisce nell’ampio progetto di rivitalizzazione dei corsi d’acqua ticinesi che nei prossimi anni riceverà nuovi importanti impulsi.

Zali: “L’acqua è una risorsa che necessita di cure a trecentosessanta gradi”

“L’acqua è una risorsa che necessita di cure a trecentosessanta gradi” – ha ricordato il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali in occasione del suo intervento, aggiungendo che – “i corsi d’acqua ticinesi, vera preziosa risorsa del nostro territorio, necessitano di opere di sistemazione indispensabili per la salvaguardia della fauna ittica. Le pianificazioni strategiche cantonali annunciate di recente” – ha precisato Zali – “rappresentano una pietra miliare in materia di recupero e valorizzazione delle nostre acque. Gli importanti finanziamenti e contributi previsti nei prossimi vent’anni permetteranno di promuovere attivamente, ed in seguito realizzare, diversi ulteriori progetti che porteranno dei benefici considerevoli alla natura, al paesaggio e alla biodiversità. Oltre a ciò, essi daranno modo alla popolazione di poter godere appieno di fiumi e ruscelli naturali e vitali. “

La frana del Valegion

Nel mese di maggio del 2012 si è verificato un importante stacco dalla parete della montagna situata di fronte all’abitato di Claro. Questo evento naturale ha provocato la caduta di circa mezzo milione di metri cubi di materiale roccioso, buona parte del quale, a seguito di piogge di una certa intensità, era mobilizzabile verso valle. Ad oggi, nelle camere di trattenuta Valegion e Perdasc (realizzate per proteggere la strada cantonale e l’autostrada A2) sono confluiti quasi 100’000 metri cubi di materiale.

Maggiore strutturazione dell’habitat del fiume Ticino

Lo studio avviato nel 2007 e deciso dalla Commissione consultiva sulla pesca è confluito in una serie di misure da adottare per mitigare gli effetti sulla fauna ittica dell’attività delle centrali idroelettriche di Biasca e di Personico. Dal rapporto finale sono emerse una ventina di proposte, suddivise in tre priorità. In prima priorità sono stati suggeriti tre interventi: la realizzazione di due bacini di demodulazione a valle delle restituzioni delle centrali di Biasca e di Personico, nei quali scaricare le acque turbinate dalle centrali per poi rilasciarle in modo graduale al fiume, e l’incremento della strutturazione dell’habitat del fiume Ticino sulla tratta tra la restituzione della centrale di Biasca e la confluenza con la Moesa. Nell’ottica di realizzare una di queste misure di prima priorità, e in sinergia con il processo di gestione del materiale portato a valle dai flussi detritici nelle camere Valegion e Perdasc, si è proceduto alla strutturazione di un tratto di un chilometro particolarmente monotono del fiume Ticino, all’altezza del tratto compreso tra Cresciano e Moleno. Il progetto d’intervento, presentato nell’estate del 2013, si proponeva di ripetere le barre alternate presenti nella tratta poco più a monte, e assenti nella tratta d’intervento, per via della riduzione della larghezza del letto del fiume

Rinaturazione del fiume Ticino

Attualmente, il fiume Ticino, nel tratto che collega Biasca alla foce del Verbano, presenta dei deficit e dei pregiudizi da ricondurre all’attività dell’uomo – quali arginature, prelievi d’acqua, attività dell’idroelettrico – che nel tempo hanno impoverito i suoi ecosistemi, affievolendone la biodiversità. Anche il pescato su questa stessa tratta ne ha risentito. Per ricreare una dinamica più naturale di questo importante corso d’acqua si è iniziato ad intervenire attraverso delle azioni di rinaturazione dell’alveo, collocando, come nel caso concreto del progetto di Moleno-Cresciano, elementi puntuali per interrompere i flussi di corrente monotona e diversificare la sua struttura. Grazie a quest’operazione, il fiume, attraverso l’azione delle sue acque, può ora creare un mosaico di elementi che vanno dalle zone di erosione (zone ad acqua profonda) ai depositi.

L’evoluzione del progetto dei banchi di Moleno e Cresciano

Per il Banco di Moleno, realizzato tra il mese di ottobre del 2013 e l’inizio del 2014, sono stati utilizzati 37 mila metri cubi di materiale inerte. Grazie a questa operazione, la camera di contenimento Perdasc, riempita fino al suo limite in seguito a degli eventi occorsi a settembre del 2013, è stata vuotata ed il comparto rimesso in sicurezza. Per il completamento del progetto è stato necessario attendere la disponibilità di ulteriore materiale idoneo a realizzare il banco di Cresciano. Il lasso di tempo intercorso tra il banco di Moleno e quello di Cresciano è stato anche utile per osservare il comportamento di questa barra alle prime piene, così da meglio calibrare la seconda di Cresciano. All’inizio del 2015, a seguito di altri flussi detritici, si è dovuto nuovamente provvedere allo svuotamento delle camere di trattenuta del materiale. Si è presentata quindi l’occasione per completare questo progetto di valorizzazione del fiume Ticino, attraverso la costruzione della seconda barra, quella di Cresciano. In questa seconda fase sono stati utilizzati circa 20 mila metri cubi di inerti. I lavori hanno preso avvio nell’estate del 2015 e sono terminati qualche mese dopo (ottobre).

Biodiversità

“Il punto forte di questi interventi risiede nell’inserimento nel fiume Ticino di elementi puntuali in un alveo monotono. Essi permettono al fiume stesso di crearsi degli ambienti diversi.” – commenta al proposito l’ingegner Tiziano Putelli, dell’Ufficio della caccia e della pesca. – “Ciò significa un ecosistema più funzionale e, per quanto concerne i pesci, una maggiore attrattività per più specie ittiche e in maggior numero. Infatti, più un ambiente risulta essere monotono e più questo risulta essere selettivo. Per contro, se un ambiente è ben strutturato, ecco che offre maggiori opportunità di colonizzazione ad altre specie e diventa, di conseguenza, molto più ospitale. Ed è questo uno dei concetti base per garantire nel tempo la biodiversità. Nel caso concreto di Moleno-Cresciano, attraverso l’inserimento di singoli elementi in alveo, andiamo ad ottenere una diversificazione della velocità dell’acqua e della sua profondità. Ciò favorisce delle erosioni locali, delle zone di deposito e un incremento della variabilità del diametro dei sedimenti sul letto del fiume. Tutto questo crea un mosaico di elementi che favoriscono un incremento della biodiversità su questo tratto.” – precisa Tiziano Putelli.