Scuole e salute

Anno 42 - N. 1

La Biblioteca cantonale di Lugano: dalle umili fonti al fiume del sapere

Laura Patocchi Zweifel

La storia della Biblioteca Cantonale, come istituzione, inizia intorno alla metà dell’Ottocento e s’intreccia con una serie di riforme volte a riorganizzare la scuola pubblica. La nuova Repubblica ticinese si trova ad affrontare enormi cambiamenti sociali, fermenti politici caratterizzati da feroci antagonismi politici, contrasti fra Stato e Chiesa, Comuni e Patriziati, discordanze regionali e una popolazione notevolmente disunita, ancorata alle proprie tradizioni locali e ben lontana dal percepire una patria comune.

Per superare tutti questi ostacoli e favorire il processo di unificazione cantonale urge la creazione di una sistematica organizzazione scolastica con strutture moderne. Fino allora l’istruzione della futura classe dirigente è quasi esclusivamente prerogativa delle congregazioni degli ordini insegnanti.

Con una legge del 14 gennaio 1844, promossa da Stefano Franscini, viene approvato il progetto di una Accademia ticinese con un corso liceale di due anni, una facoltà triennale di giurisprudenza e l’istituzione di una Biblioteca cantonale annessa. Ma i timori per i cospicui oneri finanziari necessari e le veementi discordanze sulla scelta della sede ne impediscono la realizzazione. È arrivato il momento di statalizzare la scuola. Nel 1846 l’insegnamento secondario viene uniformato è posto sotto la tutela e sorveglianza dello Stato. A metà Ottocento il Cantone si trova di fronte a forti ristrettezze economiche – le enormi spese da affrontare per la costruzione e manutenzione delle strade, gli ingenti danni delle alluvioni, i costi della guerra del Sonderbund, le mancate fonti di entrate dei diritti di dazio trasferiti alla Confederazione, vuotano le casse dello Stato.

In questa situazione d’emergenza e nel clima di scontro politico con la Chiesa avviene la secolarizzazione dei beni degli ordini religiosi e la soppressione di diversi conventi (1848-52). Il provvedimento, nonostante le accese opposizioni dei conservatori, consente materialmente di investire per istituire la scuola pubblica e di rielaborare il processo già avviato per la creazione di una Biblioteca cantonale. Nel 1848 lo Stato incamera le prime biblioteche monastiche e nel 1852 si delinea la fisionomia del primo Fondo librario antico.

La città di Lugano è la sede adatta per ospitare un ente di cultura superiore, essendo dotata di spazi, investimenti finanziari e disponendo delle ricche raccolte dei Somaschi di Sant’ Antonio e dei padri riformati del convento degli Angioli. Inoltre possiede una discreta raccolta civica, iniziata grazie alla donazione dell’ingegner Francesco Scalini di Como che ha ceduto una novantina di preziosi volumi al Comune destinati a un’istituzione cantonale. Il 9 giugno 1852 viene approvata la legge sull’istruzione superiore e la nascita ufficiale della Biblioteca cantonale, prevedendo la sua creazione presso il nuovo istituto nella sede del vecchio convento di Sant’Antonio. La raccolta libraria creata con i fondi incamerati dallo Stato e le donazioni private, costituendo un magazzino di circa 7000 volumi, viene trasferita nella nuova sede del Collegio di Sant’Antonio nel 1854. Nel 1861, intanto, Luigi Lavizzari realizza il progetto di creare una Libreria Patria, un ente che si occupa di raccogliere e conservare “libri, opuscoli, litografie, incisioni, riguardanti il Cantone” o prodotti da ticinesi. Nonostante le ristrettezze finanziarie del Cantone, il patrimonio librario continua ad arricchirsi, anche grazie a generose donazioni, tra cui un’importante collezione di volumi appartenuti a Carlo Cattaneo. Nel 1882, si stampa il catalogo di tutte le opere possedute, suddivise per materia e il catalogo della Libreria Patria.

L’istituzione fondata da Lavizzari, infatti, si è notevolmente ingrandita. Il fermento economico allo scorcio dell’800 e la buona congiuntura favoriscono gli investimenti nel settore della cultura. In modo particolare, nel 1900, prende forma il progetto di edificare un Palazzo degli Studi che costituisca la nuova sede del liceo-ginnasio ormai divenuto troppo angusto e situato al centro del popoloso e rumoroso borgo. Nel nuovo edificio sono previsti anche locali destinati al museo di storia naturale, e alla Biblioteca Cantonale ancora poco frequentata per mancanza di spazio. Inoltre, il patrimonio librario giunto ormai a oltre 20.000 volumi, è ammucchiato in ambienti ristretti del vecchio convento di Sant’Antonio.

L’occasione di costruire la nuova sede viene offerta dalla richiesta da parte del Dipartimento Federale delle Poste e delle Ferrovie di acquistare il vecchio convento dei padri somaschi per erigere un nuovo palazzo postale a Lugano. Con gli introiti per la vendita dell’immobile e un investimento abbastanza contenuto, lo Stato è in grado di realizzare l’opera. Gli architetti prescelti Augusto Guidini e Otto Maraini concepiscono il Palazzo degli Studi con scuole e la Biblioteca Cantonale disposta in “sei aule spaziose” e dotata di moderne scansie. Il monumentale e sontuoso edificio inaugurato nel 1904 riscuote una “cordiale impronta della popolare soddisfazione” ed è salutato dalle autorità che “espressero elevati sentimenti ed ebbero ispirate parole”. Il trasferimento nella nuova sede costituisce l’occasione per riorganizzare efficacemente le potenzialità culturali della Biblioteca Cantonale. In tutta Europa si punta sempre più su una gestione tecnica di queste istituzioni, che propagandosi e rivolgendosi ad un pubblico in progressiva crescita, esigono maggiori competenze professionali e inabissano la figura del vecchio conservatore di libri incartapecorito, più bibliofilo che colto ordinatore del sapere.

Nel 1914 Francesco Chiesa, docente, scrittore e fervente sostenitore dell’italianità ticinese, assume la direzione della nuova Biblioteca Cantonale al Palazzo degli Studi con l‘incarico di preparare un nuovo regolamento. Durante il suo lungo e gravoso incarico che si protrae fino al 1941 numerose donazioni e nuovi acquisti incrementano il patrimonio librario fino a raggiungere i 70 000 volumi del 1937. Siccome all’inizio degli anni ’30 si riscontra che i magazzini della biblioteca sono stracolmi, occorre urgentemente progettare la costruzione di una nuova sede. Il 14 luglio 1936 viene pubblicato il bando di concorso per il progetto di una nuova Biblioteca cantonale di Lugano, destinato solo ad architetti ticinesi e l’anno seguente la giuria conferisce il primo premio ai fratelli Carlo e Rino Tami.

Nel 1941 apre la nuova sede nel Parco Ciani, un edificio all’avanguardia di corrente razionalista, caratterizzata da un dinamismo funzionale e nuovi concetti estetici come la facciata nord del magazzino con quadrelli in vetrocemento - espressione formale del deposito di libri. A Francesco Chiesa succede alla direzione Adriana Ramelli giovane laureata in lettere antiche. Con dinamismo e tenacia modernizza le strutture e l’offerta libraria, incrementando notevolmente il fondo. Promuove numerose iniziative culturali e pubblicazioni volte a consolidare i rapporti culturali fra Svizzera e Italia. La Biblioteca aperta al grande pubblico funge ora da fulcro culturale. Infatti nel 1944 un decreto legislativo definisce la Biblioteca cantonale un “ente statale con organizzazione propria” con il compito di custodire le raccolte affidatele e di promuovere e diffondere la cultura nel Paese. La fine della guerra mondiale offre alla Biblioteca nuovi sbocchi per crescere mirando oltre i confini nazionali. Il Ticino perde progressivamente la sua indole rurale e la tendenza al ripiegamento. L’avvento di immensi capitali incoraggia grandiosi investimenti per lo sviluppo di una società moderna. La Biblioteca riallaccia i contatti internazionali, ristabilisce il prestito inter bibliotecario con l’estero. In modo particolare, si moltiplicano i contatti con le Biblioteche svizzere per la realizzazione di repertori e bibliografie comuni, il reciproco scambio di notizie e volumi, nonché l’attuazione di progetti di ricerca. Accanto all’attività incentrata sulla lettura e la ricerca, nel periodo tra la fine della guerra e l’inizio degli anni settanta, la Biblioteca si contraddistingue per la continua organizzazione di pregevoli mostre, dedicate soprattutto al libro, ma non di rado aventi per oggetto personaggi della cultura, svizzeri e stranieri, o problematiche di ampio respiro. Nel 1991 viene promulgata la Legge che istituisce quattro biblioteche cantonali. Il progetto di unire i diversi enti locali in un unico organismo e di inserire quest’ultimo nella rete svizzera e mondiale viene lentamente portato a termine. Si risolvono grossi problemi logistici attraverso la costruzione di nuove strutture, come Palazzo Franscini a Bellinzona, e le sedi di Locarno e Mendrisio.

Questo piano di rinnovamento delle strutture si è infine compiuto con l’ampliamento e la ristrutturazione della Biblioteca Cantonale di Lugano, opera conclusa nel 2005 sotto la guida del direttore Gerardo Rigozzi. Inoltre, grazie all’informatizzazione dei servizi e dei cataloghi, i collegamenti e gli scambi tra i diversi enti sono stati ottimizzati ed è stato possibile inserire compiutamente nel sistema bibliotecario elvetico ed internazionale quello ticinese. “Con questi nuovi strumenti appare oggi possibile rispondere in modo adeguato alle aspettative riposte sulle biblioteche e, per quanto riguarda la Cantonale di Lugano, sembrano finalmente poste le premesse per consentirle di sfruttare al meglio tutte le sue potenzialità e riuscire a continuare ad esercitare quel ruolo culturale fondamentale ricoperto fino ad oggi nel Ticino e nella Svizzera”. Attualmente la Biblioteca conta 400’000 volumi.

Le numerose preziose donazioni meritano un capitolo a parte.

Bibliografia:

AA VV, Progetto Biblioteca, Spazio, storia e funzioni della Biblioteca cantonale di Lugano, 2005, Losone, In particolare Luca Saltini, Il ruolo storico della Biblioteca, pagg. 37-65.