Locarno e Valli

Anno 42 - N. 1

Bignasco: recupero naturalistico del nucleo “la presa”

Fausta Pezzoli-Vedova

Sparsi sull’ampio territorio della Vallemaggia, che, lo ricordiamo, rappresenta ben un quinto dell’intero Cantone Ticino, si trovano vari nuclei discosti dai villaggi, che un tempo hanno costituito la principale fonte di sopravvivenza della popolazione, dedita nella stragrande maggioranza alla pastorizia e all’agricoltura. Spesso, in passato, le famiglie trascorrevano in questi luoghi parte dell’anno praticando la transumanza, procacciandosi il fieno per l’inverno e coltivando gli orti per colmare la mensa.

Oggi il ruolo di questi siti è radicalmente cambiato. Grazie alla sensibilità e all’impegno di vari enti e di molte persone, questi nuclei - il cui destino dopo l’abbandono dell’attività rurale, avvenuta con una forte impennata in particolare dopo la seconda Guerra mondiale, era tutt’altro che scontato – hanno ritrovato un loro specifico ruolo derivante da un recupero naturalistico e ambientale. Una rivalorizzazione che, oltre a salvarli da un sicuro abbandono e inevitabile degrado, li ha riportati a nuova vita. Molti edifici sono diventati rustici per il tempo libero e il territorio che li contiene è stato rivalutato grazie a interventi forestali e ambientali affiancati da studi naturalistici, attraverso i quali è ancora possibile leggerne le tracce e il modus vivendi delle generazioni trascorse.

Obiettivi, questi, che motivano il progetto promosso dal Patriziato di Bignasco (in collaborazione con l’Ufficio forestale di Cevio, la Sezione forestale cantonale e il Comune di Cevio) mirato a un’importante operazione di ripristino dell’antico nucleo della Presa, situato sul lato sinistro del fiume Maggia che scorre nella Valle Lavizzara. In tutto una dozzina di edifici rurali – oggi ristrutturati con particolare sensibilità attenta alle caratteristiche e tipologie esistenti – e un territorio circostante di 45 mila metri quadrati destinati, a progetto concluso (attualmente in fase di esecuzione), a riconquistare l’antico valore naturalistico e paesaggistico. Gli interventi interesseranno il ripristino della selva castanile, il recupero di un bosco di rovere, la valorizzazione di svariati alberi monumentali, la riformazione dell’ampia zona agricola e la ristrutturazione del sentiero di accesso che scorre fra le mura (ripristinate) di una suggestiva carraia.

Uno studio sulla biodiversità, la posa di una bella fontana di legno e di due pannelli divulgativi concorrono a rendere attento l’escursionista sulle ricchezze del territorio che sta percorrendo. Difatti, oggi la Presa non è un luogo particolarmente frequentato; il viandante vi arriva quasi per caso transitando sulla via storica, ora sentiero europeo. Ma in passato, prima della costruzione della strada cantonale (1820-1830) verso l’alta valle, il luogo costituiva la principale arteria di transito per la Valle Lavizzara. E come tale disponeva pure di un luogo di sosta, una locanda non più esistente. Una data (1789) riporta al tempo di maggiore frequentazione del luogo che per la comunità di Bignasco era l’indispensabile retroterra che permetteva una capillare attività agricola. Testimonianze che oggi, grazie alla sensibilità di chi ci ha “messo le mani”, permettono ancora la lettura dei preziosi contenuti di questo luogo che merita senz’altro una visita: da Bignasco è raggiungibile in una mezz’oretta di facile cammino.