Malcantone

Anno 42 - N. 1

In gita a Mugena, tra storia, attualità e natura

Adriana Rigamonti

Amici lettori, conoscete il Malcantone? È una regione che si estende dal lago Ceresio fino al confine con l’Italia e poi sale su su, verso le alte cime dei monti, per poi ridiscendere verso Bioggio. Se la risposta è sì, ecco un’altra domanda: avete già percorso la strada cantonale che, partendo dalla rotonda della Magliasina, raggiunge Mugena? No? Allora fate l’esperienza: incontrerete villaggi che hanno saputo conservare tratti caratteristici, ma anche boschi, vallate, angoli romantici. E infine, dopo una serie di curve, eccoci al piccolo agglomerato che fino a qualche anno fa era un Comune indipendente, mentre ora fa parte di Alto Malcantone: per l’appunto la meta della nostra gita.

Potete lasciare l’auto nel posteggio pubblico vicino al cimitero e incamminarvi verso la chiesa dedicata a Sant’Agata. Pare che in origine l’edificio sacro fosse in stile romanico, ma che poi venisse riedificato tra il 1680 e il 1702. Se si entra, si scopre una sola navata con volta a botte; vi sono inoltre lunette sopra le cappelle e lesene corinzie lungo le pareti. Ma chi era sant’Agata? Secondo la tradizione fu una bellissima giovane di ricca famiglia catanese. Dedita a Cristo, venne martirizzata per ordine del proconsole romano Quinziano, sadico individuo che evidentemente si divertiva udendo le grida di dolore e vedendo scorrere il sangue: la fece tormentare in vari modi, tra cui la lacerazione delle carni compiuta con uncini, il taglio dei seni e il supplizio dei carboni ardenti, senza però riuscire a farla abiurare.

Oggi è considerata colei che protegge dai disastri naturali (eruzioni vulcaniche, terremoti …) e dagli assalti nemici. A titolo di curiosità segnaliamo che Quinziano, dopo quello che aveva combinato ai danni di Agata e probabilmente di altri cittadini, fu costretto a scappare a gambe levate da Catania: sì, perché i catanesi, stufi delle sue prepotenze, avevano organizzato una sollevazione popolare. Ma torniamo al piccolo villaggio malcantonese, nel quale lavorarono alcuni artisti di cui la Storia ha tramandato il nome: lo stuccatore settecentista Domenico Insermini (di Mugena), lo scultore Pietro Ferroni (di Arosio) e lo stuccatore novecentista Pietro Cantoni (pure di Mugena), che ornò la facciata della chiesa. Non dimentichiamo poi gli architetti Andrea De Giorgi e Vincenzo Rissolo, progettisti di una cappella eretta nel 1636 e dedicata alla Vergine. È tutto? Eh no: stavamo scordando i Portugalli, Giovanni Martino e Bartolomeo.

Nati a Mugena, lavorarono a Firenze tra il XVII e il XVIII secolo. Il primo, a testimonianza della sua arte, lasciò in alcune chiese angeli, tendaggi in stucco, decorazioni marmoree; il secondo ottenne diversi successi e (nel 1739) fu immatricolato nella prestigiosa Accademia fiorentina delle arti e del disegno. Purtroppo, nel paese natio, non lasciarono testimonianze. Torniamo ora ai nostri giorni, gironzolando nelle stradine del villaggio alla scoperta di qualche dettaglio suggestivo: ecco un portale del medioevo, poi una facciata abbellita nel 1912 dal pittore Giovanni Pellegrinelli, infine una formella con il volto di un cherubino, diversi rustici ben restaurati e case curate.

Molti secoli fa, qui probabilmente sorgeva un castello, citato in una pergamena del 1296 conservata (assieme ad altre 14) nei locali dell’ex - archivio comunale. Ai piedi di Mugena c’è una zona detta Pian Caroggio: vi si può accedere sia in auto, sia a piedi poiché vi è una strada asfaltata che si dilunga tra ampi prati e boschi. Camminando si ammirano monti di varia altitudine, tra cui il Ferraro, il Torri e il Gradiccioli: se si organizza un’escursione autunnale, appare un’affascinante sinfonia di colori varianti tra il giallo, l’arancio, il porpora. Infine si giunge allo Scoglio, agriturismo molto accogliente: qui è possibile pranzare o cenare, acquistare prodotti locali a km zero, pernottare, permettere ai più piccoli di divertirsi nel parco giochi. Inoltre vi sono diversi animali, allevati nel rispetto delle loro esigenze: possono infatti vivere in gruppo, pascolare nei prati, stare al coperto in caso di cattivo tempo.

Ci sono mucche e vitelli, maiali adulti e lattonzoli, polli, cani curiosi e amichevoli. Naturalmente i visitatori devono osservare alcuni principi: infatti le fattorie sono luoghi di lavoro, non agresti Disneyland. Le regole sono esposte all’entrata: meglio dare un’occhiata! Quindi si può partire alla scoperta della vita agricola e imparare diverse nozioni sia sui coltivi, sia sugli animali. Un esempio? Eccolo: i maiali, all’interno del branco, stabiliscono una gerarchia. Hanno infatti un capo (maschio o femmina, non sono sessisti!) che, non appena il pranzo è servito, ha diritto a servirsi per primo e a punire a morsi chi osa sgarrare.

Bibliografia:

Giovanni Maria Staffieri, Malcantone, ed. Bernasconi. Almanacco malcantonese 2011.

Sito internet: http://agriturismomarcoscoglio.blogspot.com