Dialetto

Anno 42 - N. 1

La botega da nüm matt

Gian Paolo Lavelli

“Quand mi scrivi somm biott, somm comè tücc: somm on magütt ch’a canta, o ’n bocia ch’a ciffòla, o ’n manovall ch’a pianc. Sergio Maspoli La Radio della Svizzera italiana, Rete 1, nel 2007, a vent’anni dalla morte di Sergio Maspoli l’ha ricordato chiamando undici poeti dialettali ticinesi e mesolcinesi a rievocare quanto lui aveva dato, onorandolo, con il suo dialetto di Morcote. Nel CD prodotto da Antonio Pelli e registrato e mixato allo Studio 2 della RSI a Lugano-Besso il 13 settembre 2007, si è quindi potuto ascoltare la voce di Sergio Maspoli che leggeva alcune sue poesie, alcuni suoi interventi dialettali, un’intervista fatta al “poeta” da Eros Bellinelli, ed alcune poesie in musica di Nicola Maspoli, suo figlio. Quest’ultimo sta rivisitando, ancora oggi, “La botega da nümm matt” unico libro di poesie in dialetto del papà Sergio, pubblicato cinquant’anni fa, con i testi inseriti in diverse atmosfere musicali, dal folk al rock, dal jazz al country. Tra i poeti chiamati alla RSI c’ero anch’io e mi permetto, senza pretesa alcuna, di ricordarlo con un testo che ebbi modo di trasmettere in dialetto di Giubiasco del giorno d’oggi, dal titolo “’Na lèttera mai scrivüda” che qui traduco in italiano.

Ciao Sergio, sono io! Perdonami se ti dò oggi del tu. Ti scrivo questa lettera in poesia, a vent’anni dalla tua morte, non solo per ricordarti, qui, questa sera in radio, ma per dirti quello che avrei voluto comunicarti a voce ma, ho avuto la paura d’uno sbarbatello. La tua poesia, la mia vena poetica, è incominciata quella sera del 1965 (nell’aula Magna della Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona) quando hai presentato “La botega da nüm matt”. Tu di Morcote ed io lì ad ascoltarti con gli occhi aperti, tu di là dal tavolo a declamare. Io con il tuo libro nelle mani sudate.

Alla fine volevo dirti qualcosa. Era la prima volta che ti vedevo ed è stata anche l’ultima. Ho sempre sentito però la tua voce, in radio, la domenica alle cinque. Mi hai fatto solo l’autografo, sul libro, neanche una dedica per me che eri il “Sommo”. Ho avuto paura del “barbapedana”.

Intanto che i miei ghiribizzi finivano nei cassetti, tu tra frammenti e legacci (scioccherie), prese fuori dalle tue commedie e stampate nel libro “Bügada al soo” facevi parlare il Venanzi, al Zenobi, il professor Bambèla, il Ghèga, al Pedrin Scarèta, la Rosa, la Lénon, la Giüditta. Io con le orecchie dentro la radio.

Poi con il Fernando mio maestro, è arrivata la nuova generazione: commedie dove si parla anche di droga, di disoccupazione, di depressione. Per finire, oggi, siamo ancora qui, la domenica in radio, ma di mattina. Non c’è più tanto da ridere come una volta, siamo diventati più seri, c’è anche un piccolo spazio per la gente sul mezzogiorno.

Ricordare la tua opera in poesia e in prosa? È come schiacciare i piedi ad un “Colosso”, d’aver paura a raccontarle su, una ad una e di dimenticare una quantità di roba. La tua poesia andava dal solaio alle cantine, passando dai personaggi, al mondo intorno. Un vulcano strambo alle volte con le macchiette, dove l’anima del poeta istintivo, estroso, portava in scena le magagne d’una volta. Noi di città parliamo una lingua logora e che fatica, alle volte, ad uscire dalle bocche, troppo dolci anche se abbiamo cambiato la nostra faccia, la pelle, le rughe sulle fronti. Non ci sono più i nonni, le mamme ed i papà sono rimaste solo le macerie impilate nei libri. Fuori, però, dove il gallo canta ancora nei pollai, da bocche giuste ti si sente, come il vecchio parlare. Oggi il dialetto, caro Sergio, quello succhiato dai seni delle nostre madri, appreso dai nostri anziani, cerchiamo d’insegnarlo ai nostri figli e nipoti. Per saperlo non siamo attaccati ai sillabari o alle grammatiche; si parla come si mangia e si respira così, giorno per giorno. Vogliamo insomma portare una testimonianza del nostro tempo in mezzo ad una lingua scucita. Ti penso Sergio: i miei occhi lacrimano sui sassi.

Riporto qui la poesia di Sergio Maspoli che dà il nome al suo libro La botega da nümm matt - Edizioni Pantarei - 1965 - S.A. Natale Mazzuconi.

Li ’n sül canton, taccad al macellar, gh’è ’l fiorista con tant d’ona vedrina freggia e sgürada senza ’n fiaa da ciar, cui fioo logàt chi par sü cartolina. // Bütad da vért, robitt ch’a iè corai, ’na smaggia da zafran, limon, ramitt, garofor pontinaa, on grand parpai da rös, cüch, panporsin e margheritt // rambat a ’n fass da föi color rapè. Viöl, tülipan, donn, aügüri a fass, crisantem bianch, non ti scordar di mè // e ’n vas strimii ch’a cascia sü ’n scaron d’on limon. Da giò ‘n fond sbatt scià lüdoo di garofor chi sfilzan pai coron.

Opere di Sergio Maspoli:

La botega da nümm matt, Lugano (Pantarei), 1965. I maliardi, Agno (Lema), 1969. Bügada al soo, Bellinzona (IET), 1979.