Incontri

Anno 42 - N. 1

Fra Roberto: l’uomo, il religioso, l’artista

Giorgio Passera

Siamo andati a trovarlo al Bigorio, un convento, un’istituzione della quale si parla e della quale ci si chiede quale potrebbe essere il futuro, in un momento di crisi di vocazioni, di profondi ripensamenti sul ruolo dei religiosi nella società e di possibili alternative sull’impiego di spazi un tempo dedicati alla preghiera e alla riflessione. Il Bigorio da anni è aperto ai laici, organizza seminari, incontri, corsi di formazione, momenti di liturgia e di festa, offre a chi ha bisogno di pace e silenzio ambiti dove è possibile confrontarsi con sé stessi in un ambiente che garantisce la giusta tranquillità. Ed è certamente in questo atteggiamento di grande apertura sul mondo esterno che si potranno sviluppare altre iniziative nei prossimi anni. Al centro di questo incontro c’è lui, Fra Roberto, persona molto nota non solo nella Svizzera italiana sia come religioso, sia come artista, autore di dipinti, vetrate, mosaici, pitture murali, disegni, e che dal 1966 è responsabile del Convento.

Abbiamo intitolato il nostro articolo Fra Roberto: l’uomo, il religioso, l’artista: ci racconta in sintesi chi è Fra Roberto Pasotti? E che percorsi ha seguito in questi tre ambiti? “Uno degli insediamenti dei Cappuccini in Ticino alla fine degli anni ’30, fu quello dell’Ospizio del Sacro Cuore a Bellinzona. In questo «conventino», iniziai a conoscere i frati cappuccini i quali mi suggerirono di continuare i miei studi presso il ginnasio di Faido, dove i frati stessi avevano aperto un collegio. Ho poi proseguito in seno all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, dopo il noviziato, negli anni ’50, ho trascorso 14 anni nel convento di Faido, occupandomi di diverse mansioni. Nel 1966 ci fu una decisione importante da parte dei Cappuccini ticinesi e io fui trasferito a Bigorio per seguire il primo restauro del convento che fu poi aperto per le nuove attività sociali e religiose che tutt’ora caratterizzano questo luogo. Vissi delle esperienze che mi arricchirono tantissimo sia come uomo che come religioso. Anche nella mia attività artistica, ho avuto la possibilità di incontrare artisti già affermati e di conoscere ed approfondire le tecniche caratteristiche nel campo della pittura ad olio e dell’affresco, così pure nella creazione e composizione delle vetrate. La mia vocazione artistica, iniziata in modo particolare a Faido, è poi continuata e continua tutt’ora a Bigorio. La mia attività nel campo dell’arte è parte integrante della mia vita”.

Sulla Home page del suo sito (www.fraroberto.ch) troviamo una bella frase di Umberto Saba, tratta dalla sua opera Scorciatoie e raccontini: L’opera d’arte è sempre una confessione. È un’idea che ha sempre contraddistinto la sua vita artistica? Una frase che collega la sua attività creativa alla sua vita religiosa? “Nel mio lavoro artistico le diverse forme di espressione sono nate inizialmente attraverso il disegno. Ho sempre amato il disegno che è l’inizio del mio lavoro sia nel dipingere sulla tela sia nella composizione delle vetrate. Quando posso trascorrere del tempo nel mio studio, cerco sempre la libertà di espressione, attraverso la scelta di temi che io elaboro a partire dal contatto con la realtà, con gli stati d’animo e con gli eventi che sto vivendo. Ritengo, per questa ragione, che questo mia operare faccia parte di una confessione continua, cioè della manifestazione sincera dei miei sentimenti interiori”.

Su “Terra ticinese” Aldo Morosoli ha raccontato la storia, il passato del Convento. Riprendendo il discorso da dove il nostro redattore l’ha concluso le chiedo: quale può essere il futuro del Bigorio, in un momento di crisi di vocazioni (non solo all’interno dell’Ordine dei Cappuccini) che, recentemente, ha portato gli ultimi frati di Lugano a lasciare il loro convento? “Tutti noi siamo consapevoli di vivere un periodo di profonda crisi generale, non solo in ambito religioso ma anche in molti altri aspetti della società. La crisi poi, in particolare della Fede, ha portato noi tutti a ridiscutere su dei principi di base che fino a ieri davano delle sicurezze. Questa situazione si ripercuote anche nel nostro piccolo ambiente ticinese per ciò che riguarda in particolare noi frati cappuccini. Abbiamo già dovuto chiudere il convento di Lugano per mancanza di frati e, negli altri conventi, le comunità sono ridotte da tre a 5 frati. Il futuro del Bigorio può diventare molto incerto nella misura in cui non si trovi un sostegno finanziario e una collaborazione per continuare questa attività. Per affrontare il domani, si è costituita l’Associazione Amici del Bigorio. È un impegno di grande responsabilità ma noi siamo fiduciosi che si possano trovare delle soluzioni adeguate anche per il futuro. Posso parlarvi dell’esperienza che vivo al Bigorio, casa per giornate di studio e di formazione che ospita circa 1500 persone all’anno. Questa esperienza è più che positiva ed è vissuta nello spirito dell’accoglienza e, per questa ragione la mia giornata, che comincia con la preghiera e la meditazione, prosegue con l’incontro con il mio personale e con gli ospiti giunti al convento per partecipare ai seminari. Questa mia principale attività mi lascia comunque degli spazi per la mia arte”.

L’Associazione “Amici del Bigorio” rappresenta senza dubbio un valido supporto al presente e al futuro di questo luogo. Da chi è composta, che obiettivi si pone e come si fa per diventarne membro? “Nel mio lavoro quotidiano mi sento accompagnato da amici che fanno parte di questa associazione. Il loro sostegno e il loro aiuto finanziario mi danno un grande coraggio per continuare. L’associazione ha lo scopo di promuovere e sostenere moralmente e finanziariamente l’attività multiculturale, sociale e comunitaria del Convento di Santa Maria del Bigorio. Essa inoltre si occupa della conservazione e della promozione dei beni artistici e del patrimonio librario presenti nel convento. Chi volesse far parte dell’Associazione per sostenere le attività del convento deve solo prendere contatto con il segretariato del convento. Sono persuaso che, con questa associazione, noi frati del Bigorio possiamo guardare lontano per un avvenire più sicuro”.

Per concludere questo incontro, vuole inviare un messaggio ai lettori di “Terra ticinese”? “A coloro che leggeranno questa mia intervista, voglio inviare un messaggio che è basato sull’augurio di poter approfondire i veri valori insiti nelle cose, nell’uomo e nella creazione che ci circonda. Vorrei dire a tutti che dobbiamo recuperare la dimensione della gioia e del sorriso con la speranza di saper coltivare dei progetti che diano un senso sempre nuovo e positivo alla propria vita”.