Dialetto

Anno 41, Nr.4

Il dialetto tradotto

Gian Paolo Lavelli

 

 

Alla fine del 2013 è stato ufficialmente presentato un vero e proprio omaggio al dialetto ossia il Repertorio italiano-dialetti (RID), edito dal Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona. Si tratta di un’opera composta da due volumi e che segue a quasi due anni di distanza i cinque volumi del Lessico dialettale della Svizzera Italiana (LSI) e li completa, rovesciandone l’approccio. Un’opera, in due volumi quella del RID, di ben 1524 pagine (il primo volume ne conta 751 dalla “a” fino a “luttuoso” ed il secondo 773 da – “ma” a “zuppiera”), che segna un primato nella storia delle realizzazioni elvetiche, parallele ai quattro vocabolari nazionali. Nella prefazione dell’opera Manuele Bertoli, Consigliere di Stato, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport del Cantone Ticino, ha sottolineato che “L’opera che vi accingete a consultare è un nuovo prodotto dell’incessante, sapiente lavoro del Centro di dialettologia e di etnografia (NdR. direttore Franco Lurà). Un lavoro che è di vanto per il Cantone Ticino e per la Svizzera italiana e che si iscrive nella felice linea di discendenza che prese avvio con l’attività pionieristica di Carlo Salvioni in ambito dialettologico”.

Testimonianze da salvaguardare

Nell’introduzione dei volumi (genesi dell’opera), si legge che il risultato complessivo è comunque di ragguardevoli dimensioni: i lemmi italiani, monorematici e polirematici, sono circa 24 mila, a cui corrispondono quasi 103 mila traducenti lessicali e poco meno di 35 mila locuzioni idiomatiche dialettali, attestati nelle diverse località della Svizzera italiana, a conferma della molteplicità di esiti che i dialetti di quest’area presentano. Sul tema della loro localizzazione, in linea con il criterio in uso per tutte le pubblicazioni del CDE, le attestazioni dialettali sono state localizzate in base ai dati raccolti e alla situazione geopolitica di inizio Novecento , periodo in cui sono state effettuate le inchieste sistematiche, e più corpose, su tutto il territorio. Inoltre la capacità di salvaguardare testimonianze storiche e culturali è una peculiarità preziosa e importante delle raccolte dialettali, e lo è in particolare per quelle come il RID, che grazie alla sua impostazione permette di cogliere immediatamente nelle sue numerose sfaccettature l’evoluzione di una realtà in continuo mutamento.

Accedere al tesoro delle forme indigene

Ma, in sostanza, che cosa è il nostro RID? Ce lo spiega il professore dell’Università di Neuchâtel Guido Pedrojetta. “In concreto, è il risultato di un capovolgimento verbale, conseguente al mutamento di prospettiva nel considerare il patrimonio linguistico locale: rovesciamento, cioè, dei materiali che compongono i nostri due ben noti repertori dialettali, il Lessico dialettale della Svizzera italiana e lo storico Vocabolario dei dialetti, i quali ordinano ed elencano le parole nelle loro forme d’origine, spiegandocele in italiano. Ora, con l’ausilio del RID, tutti coloro che non abbiano familiarità, o abbiano soltanto parziale conoscenza della parlata nostrana, e desiderino tuttavia interessarsene avranno modo di accedere al tesoro delle forme indigene, presenti e passate, partendo dalla parola italiana corrispondente. Potrà trattarsi di un ricercatore o di un semplice curioso, di un linguista di professione, o dilettante: il RID gratificherà sia chi lo interroghi fittamente, sia chi vada in cerca delle proprie radici, sia chi desidera integrarsi alla nostra comunità anche sul piano dei dialetti che vi si parlano”.
Interessante è poi vedere come riunendo tutte le varianti lessicali sotto la stessa parola, il RID ci dà modo di misurare a prima vista tutta la ricchezza del lessico regionale, dai Grigioni italiano, al Ticino da Chiasso ad Airolo. Insomma: più lunga è la trattazione, più ricco è il ventaglio di forme locali, di sfumature del senso e delle accezioni nei mille rivoli dei vernacoli.