Incontri

Anno 41, nr. 2

La lunga estate di Ivo Soldini

Giorgio Passera

Ivo Soldini sarà protagonista dell’estate artistica ticinese con due mostre: dal 30 maggio al 9 ottobre il nucleo di Vira, un vero e proprio palcoscenico-salotto all’aperto, ospiterà una cinquantina di sue opere di grandi dimensioni. Viuzze e piazze del nucleo di Vira (Comune di Gambarogno) faranno da sfondo a lavori recenti, realizzati in bronzo ed in resina. Tra giugno e luglio, invece, a Bellinzona, l’artista di Ligornetto esporrà altre sue 40 creature di minori dimensioni, in uno spazio chiuso al primo piano dell’edificio della Società Bancaria ticinese. L’occasione ci è parsa davvero ghiotta per avvicinare Ivo Soldini, con il quale abbiamo avuto un lungo e piacevole incontro nella sua casa-atelier, un vero e proprio reliquiario che custodisce, oltre ai suoi lavori, le più preziose e antiche memorie di famiglia.

Una delle parole che lei usa più spesso per definire la sua attività è lavoro: che fine ha fatto la buona, vecchia ispirazione?
L’ispirazione è spesso di brevissima durata, arriva e se ne va velocissima. Arriva in modo misterioso dall’interno, è dentro l’artista. Può essere causata sia da fattori interni, sia esterni, oppure anche da un incontro che ci capita di avere. Una cosa non dobbiamo mai dimenticare: il passaggio dall’ispirazione alla realizzazione si realizza con il lavoro concreto. L’artista creativo, quindi, non deve mai perdere tempo per passare dall’ispirazione, dall’idea alla realizzazione pratica. L’artista non deve fare del bavardage intellettuale, deve lavorare. Per uno scultore il lavoro è fondamentale, è come se fosse un proprietario di se stesso, responsabile verso se stesso e verso la società.

Nel corso degli anni lei ha portato avanti una produzione su tre versanti: disegno, pittura e scultura. Che rapporti ci sono fra queste tre espressioni artistiche, che tipo di influenze una esercita sull’altra (o sulle altre)?
Le diverse posizioni sono complementari perché ognuna aiuta l’altra. Il disegno, per me, è un continuo verificare l’idea iniziale che porta alla realizzazione dell’opera. La scultura dovrebbe essere anche colorata come lo era nell’antichità classica. Purtroppo, al giorno d’oggi, manca il tempo per questo tipo di “rifinitura”, a causa della frenetica attività creativa con cui l’artista è confrontato. La pittura, nel mio caso, è una “pittura da scultore”, ed è possibile che essa sia anche una sorta di “riposo” per le mani. Dipingendo, infatti si usa una mano sola, la destra, mentre la scultura esige l’impiego di entrambe le mani, per realizzare un’opera tridimensionale. Il disegno, per me, serve per cominciare ad abbozzare un progetto, oppure per fissare sulla carta impressioni di viaggio. Il disegno è la forma di espressione più essenziale per me.

Il tema centrale della sua ricerca artistica è la figura umana, con particolare attenzione al viso: l’uomo per lei rimane ancora un mistero da definire, studiare e rappresentare?
Noi saremo sempre un mistero e penso che al giorno d’oggi le cose siano ancora più complesse di un tempo. Apparentemente c’è maggiore libertà, ma contemporaneamente abbiamo più chiusure. La figura umana, il viso rimangono quindi un mistero per l’artista. Ci si può soffermare su un singolo sguardo, su una testa, senza mai raggiungere una comprensione totale. Siamo sempre di fronte ad una sorta di work in progress, sempre caratterizzato dal lavoro.

Ci parli della sua casa-atelier di Ligornetto, una struttura dove la sua famiglia ha vissuto dal 1500. Che cosa rappresenta per lei: un buen retiro, un luogo sicuro, un osservatorio privilegiato dal quale guardare al mondo, all’uomo, alla vita che scorre là fuori?
La mia casa-atelier rappresenta dapprima un valore affettivo per me, la continuità tra me e le mia famiglia. L’ho spesso vista come un vascello sempre in movimento e, allo stesso tempo, sempre statica. Insomma: è il luogo dove si può creare e contemporaneamente sentire tutto quello che sta al di fuori. A parte questa visione mi sono sempre mosso in viaggi di conoscenza in musei ed in esposizioni dove il tempo tra una scultura e l’altra me lo permettevano. Ma non è escluso che i viaggi più profondi siano quelli che ho fatto quando ero fermo nel porto di Ligornetto e potevo così finalmente sentire i percorsi fatti, le battaglie e le pause che ognuno di noi deve fare per selezionare il proprio tempo di vita.

L’arte per lei è una forma di conoscenza: di sé o degli altri, o di che cosa? È un modo come un altro per definire e descrivere il mistero, l’enigma, il lato sconosciuto del mondo, della natura e delle persone? Per bloccare l’eterno movimento, per fissare l’istante?
Non penso di poter rispondere alla sua domanda usando parole come “conoscenza” o altre simili. Non sono mai riuscito a fare nient’altro che quello che sto facendo. Già da piccolo sentivo che i leoni e le balene impagliate e le sculture che mi mostravano i miei genitori avrei dovuto realizzarle io stesso. E questo perché non riuscivo mai ad ottenere quell’immagine che era nella mia testa. Da qui la necessità di lavorare, spinto dalla passione, e non tanto dall’idea di conoscenza. Oggi che non sono più bambino tutto questo genera in me una curiosità che mi fa essere forse più bambino di quanto non lo ero un tempo. Purtroppo con le difficoltà dell’essere magari fraintesi.

Per chi ancora non conoscesse l’artista, ecco qualche nota su chi è e che cosa ha fatto. Ivo Soldini, originario di Ligornetto, è nato a Lugano nel 1951. Ha frequentato le scuole dell’obbligo a Bellinzona ed il Liceo cantonale di Lugano, dove ha conseguito la maturità. Ha proseguito in seguito i suoi studi a Milano, si è iscritto all’Accademia delle Belle Arti di Brera (1972- 1973) e più tardi e per tre anni, all’Università statale, dove studia lettere e storia dell’arte. Ha compiuto parecchi viaggi di studio in Europa e in America nel corso dei quali visita mostre e gallerie e conosce molti artisti internazionali. Dal 1973 vive del suo lavoro, dapprima come pittore e poi come scultore. Dal 1975 si dedica principalmente alla scultura di piccolo e medio formato, soprattutto in bronzo, ma anche in alluminio e gesso. In anni più recenti ha realizzato tutta una serie di opere monumentali. Parallelamente porta avanti una importante produzione grafica e pittorica, utilizzando varie tecniche. Da oltre 40 anni ha avviato un’intensa attività espositiva in gallerie e sedi pubbliche e private non solo in Ticino, ma nel resto della Svizzera e all’estero. Agli esordi l’attività plasti- Grandi figure verticali (2000-2004), resina. Con Eberhard Kornfeld e Teruko Yokoi, Berna, 2009. ca di Soldini alterna ispirazioni classicheggianti e naturalistiche a modalità figurative vicine alle correnti informali ed espressioniste. Fra i riferimenti iniziali si possono indicare Marino Marini, Giacomo Manzù, Remo Rossi e, in primo luogo, Alberto Giacometti. La sua ricerca si sviluppa nella tradizione scultorea che vede quale protagonista la figura, ponendo l’accento sull’indagine psicologica dell’individuo. Nel corso degli anni ’80 l’attenzione si focalizza sull’aspetto introspettivo, reso attraverso una maggiore incisività del segno.