In memoria

Anno 41, nr. 2

Il nonno saggio e di buon cuore che ci ha lasciati. In memoria di Angelo Frigerio

Giorgio Passera

Angelo Frigerio se ne è andato martedì 7 aprile al Civico di Lugano, pochi giorni prima del suo 95 esimo compleanno: era infatti nato a Rovio il 12 di aprile del 1920. Una vita lunga, dominata da molti interessi e da molte passioni, segnata dal dolore e dall’amore: ricordiamo solo la morte della moglie Laura e del figlio Mauro, entrambi scomparsi prematuramente all’età di 38 anni. Amore per la natura, per la poesia, per la vita, una vita vissuta con saggezza, tranquillità, ottimismo e ironia. E con tanta fede, caratteristica che gli ha permesso si affrontare e superare ogni ostacolo che l’esistenza quotidiana gli ha riservato. Una fede ed un ottimismo che permeavano ogni sua riflessione, ogni suo gesto. Un atteggiamento che gli faceva vedere il lato positivo in ogni situazione, la bontà in ogni persona che gli capitava di incontrare. Un uomo attivo su più fronti, uno che non si è mai risparmiato: fu dapprima docente e questa sua professione se l’è portata dentro per sempre, in quel suo tono piano e dolce di dire le cose, con convinzione, con la voglia di spiegare, di far capire, di convincere con la forza degli argomenti. Non per nulla la gente l’ha sempre chiamato “ul sciur maestro”), il maestro per antonomasia, una definizione che abbiamo trovato su tutti i necrologi che i nostri media gli hanno dedicato. Ma Angelo Frigerio fu anche segretario agricolo, giornalista, uomo politico, arguto e brillante animatore radiofonico: chi non ricorda i consigli precisi dati nel corso dell’“Ora della Terra”, la fortunata trasmissione di Radio Monteceneri che prese avvio nel 1954 (il 5 aprile, per la precisione) alla quale collaborò per ben 50 anni)? E poi ancora attore, scrittore, amante della buona letteratura e della poesia in particolare, da Pascoli a Trilussa, da Leopardi a Dante. Ma a noi piace ricordarlo come persona saggia, ricca di charme e signorilità, un uomo che ha saputo formarsi una sua visione del mondo non smettendo mai di cercare, di studiare, di imparare, di attingere dalle esperienze di chi gli stava accanto e di chi l’aveva preceduto. Un affabulatore gentile, un divulgatore, un comunicatore nato, una persona che amava raccontare anche quando insegnava qualcosa.

Proseguendo il racconto della sua vita lo troviamo giovane studente a Rovio dove frequenta le elementari, a Maroggia, al Don Bosco per il ginnasio, a Torino, per un’esperienza lavorativa come muratore, e a Zurigo. A 20 anni torna in Ticino e tre anni più tardi ottiene la patente di maestro. Ma i suoi interessi sono la terra, la natura, l’agricoltura. Infatti si rimette presto a studiare e si specializza alla Scuola Cantonale di Chateauneuf, in Vallese. Nel 1945 comincia a lavorare a Bellinzona presso il Dipartimento cantonale dell’Agricoltura, per poi assumere la direzione dell’azienda agraria di Trevano (i Luganesi certamente ricordano i frutteti “sperimentali” che si estendevano nei terreni a nord del Castello di Trevano) e il ruolo d’insegnante all’Istituto agrario di Mezzana e alla Scuola magistrale di Locarno. Nel 1969 diventa Segretario agricolo cantonale. Politicamente fu attivo nel Partito Socialista, assumendo nel 1986 la carica di presidente del Gran Consiglio, oltre a quella di consigliere comunale a Rovio. Angelo Frigerio fu anche attore, lo abbiamo ricordato, e anche nei ruoli che ha interpretato in varie pellicole, era se stesso, raccontava la sua vita anche davanti alla cinepresa. Il cinema, uno dei tanti aspetti della sua voglia di comunicare. Negli anni ‘90 del secolo scorso lo vediamo impegnato, tra l’altro, in Tempus fugit, di Bruno Soldini e in un film di Andrea Canetta, L’ultima tentazione.

Uno dei ricordi più vivi che tutti noi abbiamo di lui è legato alla sua voce, inconfondibile, calda e pastosa, con quella “r” unica che, secondo i canoni radiofonici, si sarebbe potuta definire un difetto e che invece divenne una sua caratteristica, un suo marchio indelebile. Una voce che rappresentava certamente una simpatica peculiarità che gli ha permesso di parlare a più generazioni: non diciamo niente di nuovo affermando che Angelo Frigerio era amato e stimato da persone di ogni età, bambini compresi. Forse anche perché non si limitava a pensare al passato e al presente, ma guardava spesso, con speranza e curiosità, al futuro. Futuro non disgiunto dall’idea della morte, un’idea che non lo aveva mai preoccupato tanto. Sappiamo che considerava la morte come un evento naturale, una logica conseguenza del vivere, un evento dal quale non bisognava farsi condizionare troppo, da affrontare con serenità e consapevolezza.

Tra le cose che di lui ci rimangono ci sono i suoi libri. Una vocazione piuttosto tardiva, la sua, cominciata nel 1994 con un’antologia molto particolare, molto personale, tutta dedicata al suo amore per i versi: Le poesie dell’“ Ora della terra”, commentate sul filo delle stagioni. Seguono poi pubblicazioni regolari: nel ’95 abbiamo I giorni della terra, nel ’98 Erbe e piante antiche, nel 2000, per festeggiare i suoi 80 anni, pubblica Una cattedra nel verde. Nel 2004 ecco La Pasqua che fu, un libro di ricordi legati a questa festa religiosa, nello stesso anno l’autore fa il bis con Il mio primo ’900 un testo che ha come obiettivo quello di raccontare oggi ai più giovani il mondo degli anziani, come dice Frigerio stesso, nel 2006 viene pubblicato uno dei suoi best seller, Finestra sulla vita, scritto a quattro mani con Giuseppe Zois, e ristampato l’anno successivo, una serie di riflessioni in ordine alfabetico sull’esistenza. Gli stessi autori si ripetono nel 2008 con L’ABC del scior maestru, un affascinante viaggio nel mondo della natura arricchito da molte splendide foto. Nel 2010 un altro libro che mescola storia, cronaca, scienza, riflessioni di varia natura, realizzato per i 90 anni del Maestro, con tanti contributi di amici ed estimatori. È del 2013 l’ultimo (?) lavoro di Frigerio, un testo dedicato al tema della salute, strettamente legato alla terra: Alla salute: frutta e verdura per stare bene. Consigli sul mangiar bene che, elargiti da un 93 enne in piena salute, vanno assolutamente seguiti!

Il miglior modo per concludere questo omaggio al Maestro ci sembra quello di dargli il microfono per un’ultima considerazione, che ci pare estremamente adeguata al momento: “Il percorso della vita – a prescindere – non si può cambiare a posteriori. Come tutti si dice: se nascessi un’altra volta… Ed ho l’impressione che faremmo gli stessi errori e sceglieremmo lo stesso itinerario”.