Lugano e dintorni

Anno 40, Nr. 6

Un fantino, tanti cavalli

Giorgio Passera

Del libro parliamo nella nostra rubrica Millefogli, della mostra riferiamo qui. Tra il 21 ed il 28 novembre presso la sede di Noranco dell’Autocentro Emil Frey si è tenuta una suggestiva esposizione di automobili, di trofei, di documenti, di oggetti e di fotografie dedicata a Silvio Moser, un pilota che, a 40 anni dalla sua morte ha saputo radunare ancora tanti amici e tanti curiosi che magari di lui hanno solo sentito parlare. Erano in tanti la sera del 20 per un momento riservato a chi ha lavorato alla realizzazione del libro, agli amici, ai familiari, ai piloti di un tempo, agli sponsor. Tante persone che hanno avuto a che fare, in modo diretto o indiretto con il pilota-fantino di Vaglio. Dal figlio Jimmy (che porta il nome di Jim Clark, il pilota più amato da Silvio) ad Aldo Pessina, cuore e mente di tutti gli eventi rievocativi legati a Silvio, ai piloti del SAR Ticino Giorgio Bobone, Dedo Tanzi e Francesco Bettosini, al figlio di Clay Regazzoni, Gianmaria, a Pietro Bellasi che per Silvio costruì quella che divenne la prima auto di Formula Uno elvetica in assoluto. Per non citarne che alcuni della nostra regione.
 
Ma girovagando nello spazio espositivo di Norancosi sentivano varie lingue: francese, tedesco, inglese: numerosi erano infatti gli ex piloti, i meccanici e gli amici del nostro fantino arrivati apposta da noi. Naturalmente l’attrazione principale che ha convogliato tantissime persone in quella settimana, era costituita dalle auto che, in tempi diversi, Moser ha guidato, ha portato al traguardo da protagonista oppure con le quali non ha ottenuto grandi soddisfazioni. Oggetti rimessi a nuovo e lustrati per l’occasione; eccone l’elenco. Oltre alla Bellasi F 1 del 1970, la Brabham BT 24, pure di Formula 1 del 1968, la Brabham BT 36 F 2 del 1971, la BT 15 F 3 del ’67, la BT 6 - Formula Junior del 1964, con la quale Silvio vinse la mitica Temporada Argentina del 1964, la Lotus 20, FJ e poi F 3, la prima monoposto in assoluto del nostro campione. Menzione speciale per l’unica – non monoposto: in livrea azzurra uno splendido esemplare di Alfa Romeo Giulia TZ un coupé del 1964 che faceva parte di una delle scuderie più famose in Svizzera in quegli anni: la Martinelli e Sonvico.
 
Più di una persona presente all’Autocentro Emil Frey ha paragonato l’atmosfera dell’evento a quella che un tempo regnava al Ristorante Galleria di Lugano. Il locale che apparteneva a Tommy Spychiger (il terzo della triade di grandi piloti luganesi: Moser - Regazzoni - Spychiger) nel quale nel 1961 una banda di giovani piloti appassionati, sinceramente innamorati dello sport delle quattro ruote e anche un po’ incoscienti, diedero vita alla sezione ticinese del SAR. Un ente che per oltre un decennio rese viva la scena motoristica non solo luganese ma cantonale, organizzando corsi di pilotaggio, slalom, rally, corse in salita, competizioni sulle piste dei nostri aeroporti. Anni raccontati con competenza e con passione da giornalisti quali Piergiorgio Morandi, Pablo Foletti, Dedo Tanzi e Giorgio Keller, in particolare sull’“Eco dello Sport”. Un periodo irripetibile, del quale chi l’ha vissuto conserva una grande nostalgia. Chi allora non c’era non può fare altro che provare un’invidia sincera e profonda per chi ha saputo, con pochi mezzi e con tanto amore, mettere in piedi un’organizzazione che seppe catalizzare attorno a sé le migliori forze del settore motoristico.