Bellinzona Attualità

Anno 40, Nr. 5

Quel frate cappuccino uomo del dialogo

Gian Paolo Lavelli

Ci ha lasciati, ottantenne, lo scorso 15 agosto nella Clinica Varini di Orselina, Padre Callisto Caldelari, il popolare religioso dalla lunga barba. Ebbi modo di ascoltarlo, per un quotidiano locale, più che conoscere personalmente, solo in qualche fugace incontro (conferenze stampa annuali al Centro Spazio Aperto, una delle tante opere fondate dal cappuccino) o a seguirlo in riunioni nell’ambito della presentazione di uno dei suoi tanti libri o di una sua segnalazione per una nuova attività sacra e sociale, in una saletta del Convento adiacente alla chiesa del Sacro Cuore a Pratocarasso di Bellinzona. Sempre sorridente, sornione, dietro quegli occhiali, nel suo saio da cappuccino, curioso, attivo, propositivo, aperto al dialogo. Insomma una persona che subito ti colpiva e ti affascinava per la sua personalità che, per chi lo conosceva solo di sfuggita, ti lasciava perplesso e forse anche un po’ confuso.
Ebbi poi modo d’ascoltarlo la sera tardi, su Rete 1 della nostra RSI, prima d’addormentarmi, nelle notti di Avvento o di Quaresima precedenti il Natale o la Pasqua, quando rispondeva in diretta alle domande, a volte anche provocatorie, degli ascoltatori: lui sapeva sempre districarsi in un modo unico, a volte straordinario.
Oltre ad essere un cosiddetto “uomo del popolo”, si capiva subito dal suo parlare e dal suo porsi con quella vivacità che gli era insita, la sua solida formazione filosofica e teologica che comprendeva pure diplomi in biblioteconomia e di archivista.

Doti di instancabile creatore
La sua storia biografica è un esempio di grande valore umano. Enrico Silvio Adolfo Caldelari nacque a Locarno il 14 maggio 1934. Nel 1958 viene ordinato prete e prende il nome di Callisto. Nel 1961 pubblica il suo primo lavoro storiografico e parte con la collaborazione con l’“Archivio Storico Ticinese”. Dal 1964 al 1970 è superiore provinciale dei Cappuccini ticinesi; apre il convento del Bigorio come luogo di ritiro e di meditazione e lì avvia i primi corsi per fidanzati in preparazione ai sacramenti del matrimonio. Nel 1971 fonda “Comunità Familiare” e ne dirige per dieci anni il consultorio formandosi a Milano come psicoterapeuta. Negli stessi anni getta le basi per la creazione della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano. Nel 1983 diventa parroco della neonata Comunità del Sacro Cuore a Bellinzona e nel 1993 fonda ed anima il Centro “Spazio Aperto”. Padre Callisto ha fatto parte di diverse commissioni governative ed è stato insignito del Premio Lavezzari per la sua azione di “uomo del dialogo” con i non credenti. Ha collaborato con la radio e la televisione con numerose rubriche e appuntamenti. È stato attivo in diversi organismi diocesani e nel 2005 ha fondato a Bellinzona l’Istituto Bibliografico Ticinese.

Era precursore dei tempi
Ma non è tutto quanto ho scritto in questo breve ma necessario resoconto. Padre Callisto Caldelari, dopo gli studi a Milano e a Roma e la sua permanenza nei Conventi del Bigorio e della Madonna del Sasso, tornò a stabilirsi nella sua Bellinzona agli inizi degli anni Ottanta. Nel 1983 venne chiamato a guidare la neonata parrocchia del Sacro Cuore. Parrocchia che volle aperta ad altre visioni della società e persino ad espressioni religiose diverse da quella cristiano- cattolica. Uno spirito ecumenico che ebbe a dimostrare anche ospitando in chiesa un presepe raffigurante un minareto come risposta al divieto sancito dal popolo di ospitare sul suolo elvetico questo tipo di edificio simbolo dell’Islam.
Forse non tutti lo capirono in questo suo gesto natalizio di energia pionieristica. Carlo Silini in un suo commento sul CdT dal titolo” Dentro quel saio consunto una fede battagliera...” ne traccia così la sua figura: (...) “Qualcuno lo rimprovera di aver cantato un po’ troppo fuori dal coro, anche sul piano della collaborazione coi preti vicini. Una critica seria che non possiamo considerare inveritiera. Ma è l’altra faccia di una medaglia che tende a brillare di luce propria. Frate e prete, sì. Ma anche uomo “pubblico” completamente mescolato alle strutture e ai palpiti del mondo laico (...).