Natura

Anno 40, Nr. 3

Il sentiero delle quattro sorgenti del massiccio del San Gottardo

di Chiara Demarta

Quattro grandi fiumi nascono nel massiccio del San Gottardo: il Reno, la Reuss, il Ticino e il Rodano. Il Sentiero delle quattro sorgenti, realizzato da Paul Dubacher e inaugurato nel 2012, è un itinerario alpino lungo circa 85 chilometri, adatto anche alle famiglie, ed è articolato in cinque escursioni giornaliere, fattibili anche in singole tappe. Tocca i Cantoni di Uri, Grigioni, Ticino, Vallese e porta alla scoperta di paesaggi unici per l’importanza della flora, della fauna e soprattutto dell’acqua, essenziale per l’umanità. Essa copre il 70% della superficie della Terra ed è il maggior costituente del corpo umano. È anche un elemento fondamentale di controllo della meteorologia e del clima terrestre. All’acqua è dovuta l’origine della vita sul nostro pianeta. L’uomo, sin da tempi antichissimi, l’ha identificata come uno dei principali elementi costitutivi dell’universo attribuendole un profondo valore simbolico. Talete la associò all’origine di tutte le cose e nelle religioni compare nei riti di purificazione e di rinascita nel battesimo cristiano e nelle ablazioni dell’Ebraismo e dell’Islam. Con Empedocle di Agrigento l’acqua divenne uno dei quattro elementi classici della filosofia greca, insieme alla terra, all’aria e al fuoco.

Le sorgenti, simbolo di vita, sgorgano da profondità misteriose e arrivano fino ai mari. L’acqua, dal chiacchierio spensierato e spumeggiante, è un’elegante artista che con la sua forza modella splendidi paesaggi. Ma se è in grado di creare la vita è anche in grado di toglierla, come nelle alluvioni quando la sua forza distruttrice è capace di spazzare via interi villaggi. Dove scarseggia può generare guerre, ma anche alleanze. Un esempio della regolamentazione delle acque è riportato nel Codice di Hammurabi, una raccolta di leggi promulgate dal re di Babilonia, intorno al 1800 a.C. Lo scioglimento dei ghiacciai, scorte d’acqua immagazzinate da migliaia di anni, suscita timori e incertezze ed è oggetto di studi approfonditi. Basti pensare che il 97.5% dell’acqua sulla Terra è salata, mentre soltanto il 2.5% è acqua dolce, di cui lo 0.04% è di superficie, il 12% sotterranea (falda) e l’88% è ghiaccio. La maggior parte di ghiaccio si trova nell’Antartide (85.6%), il 12.8% in Groenlandia e l’1.6% nel resto del mondo che corrisponde a circa 240’000 km3 di ghiaccio, di cui 67 km3 si trovano nelle Alpi svizzere, 45 km3 nel Vallese e 0.2 km3 circa in Ticino. I ghiacciai terrestri rappresentano così circa il 2% dell’acqua globale. (La misurazione dei ghiacciai in Svizzera, 2006, Dipartimento Territorio Sezione Foreste).

1. Dal Passo dell’Oberalp alla sorgente del Reno

Prima tappa: dal Passo Oberalp (2044 m) al Lago di Toma (2343 m) dove sgorga la sorgente del Reno e alla capanna Vermigel, passando dal Passo Maighels (2421 m). Chi vuole allungare il percorso con una variante più impegnativa può seguire la segnaletica per il Pazolastock (2740 m). Il sentiero si snoda dapprima per un breve tratto in leggera discesa lungo la strada del passo per poi salire leggermente lungo i fianchi del Pazolastock. Alla biforcazione di Trutg (2056 m) si segue la stradina sterrata che si inerpica alla Maighels e si prosegue in direzione sud-ovest, salendo a tornanti per circa 300 m. Davanti a noi si schiude una conca e, ai piedi del Pizzo Badus, ecco il piccolo laghetto di Toma, detto “Lai di Tuma”, ossia “lago vicino alla collina”. Placidus A. Spescha (1752-1833) frate benedettino, naturalista e appassionato alpinista fu il primo a scalare il Pizzo Badus e a indicare il lago quale prima sorgente del Reno. Dopo un viaggio di 1’230 km e alimentato lungo il suo corso da numerosi affluenti fino a diventare navigabile, il Reno si getta nel Mare del Nord a Rotterdam, la città con il porto più grande d’Europa. Chi desidera può raggiungere la capanna Badus o il lago per un tuffo nelle sue acque blu. Un superbo panorama è offerto dall’alta Surselva con il Calmot, l’Oberalpstock, il Tödi e altre maestose cime. In pochi passi attraversiamo il Reno Anteriore per scendere verso Plaun Verdatsch e Tschamut. Una digressione porta alla capanna Maighels dove è possibile gustare un ottimo piatto locale. Dopo l’incrocio con la carrozzabile, il sentiero diventa a tratti paludoso e si arriva all’ampia pianura della Val Maighels popolata di torbiere e conosciuta per i ritrovamenti mineralogici. La flora e la fauna sono tipiche delle zone umide con gli eriofori, le sassifraghe e il carice di palude. Poco prima di raggiungere il Passo, presso il Piogn Crap, una profonda gola scavata dalle acque che scendono dal ghiacciaio del Maighels e dal Passo Bornengo mostra tutta la sua spettacolarità. Lo scintillante laghetto Portgeren ci accoglie e l’occhio spazia lontano fino al Pizzo Giübin e il Passo della Sella. Zigzagando scendiamo al ponte sulla Unteralpreuss (1978 m) e con un’ultima salita si giunge alla capanna Vermigel (2042 m) per un meritato riposo.

2. Dal Giübin al Passo San Gottardo

Seconda tappa: dalla capanna Vermigel al Passo del San Gottardo toccando il punto più alto del Sentiero delle Quattro Sorgenti, il Pizzo Giübin, 2776 m, da cui si gode uno stupendo panorama. Questo itinerario non conduce a nessuna sorgente, ma ci permette di godere di uno dei più bei panorami dal punto più alto del Sentiero. Si attraversano dolci pascoli punteggiati di rose alpine e cespugli di mirtilli, e al bivio si prende il sentiero per la Zingelfurtlue (2205 m), da dove si scorge la stazione a monte del Gemsstock, le pendici del Pizzo Centrale e la Sella con i suoi pascoli. Decine di ometti indicano la via da seguire. La tradizione di impilare sassi è ormai diffusa in tutto il mondo. Oltre a indicare correttamente la via, talvolta queste opere d’arte in miniatura hanno una funzione protettiva in grado di scacciare gli spiriti maligni. Secondo la tradizione norvegese, ogni escursionista deve posare una pietra sugli ometti che incontra per accaparrarsi la protezione dei troll. Si sale a sinistra in una conca ricoperta di neve anche in piena estate e lungo una cresta delimitata da massi di gneiss per arrivare a un vecchio accantonamento militare sul Passo della Sella (2701 m). Questa zona è molto apprezzata dai cercatori di minerali ed è costellata di costruzioni in pietra, alcune sotterranee, ultimo retaggio delle fortificazioni realizzate tra il 1886 e il 1920. Un panorama circolare si mostra in tutta la sua bellezza sulla cima del Giübin. Tra le cime che svettano all’orizzonte si distinguono il Finsteraarhorn, il Galenstock, il Pizzo Centrale, l’Oberalpstock, il Pizzo Campo Tencia, il Basodino e il Blinnenhorn. Scendiamo lungo la cresta verso il lago Sella con uno sguardo sulla Val Canaria, Madrano e Airolo e le marmotte che ci accompagnano con i loro fischi. Il sentiero passa sotto la diga, parallela alla strada asfaltata, verso lo storico Passo del San Gottardo, la via delle genti, crocevia di popoli e culture. Sul passo troviamo l’ospizio, l’albergo e il museo che un tempo serviva da dogana, alloggio e sosta per i passeggeri della storica diligenza. L’albergo sorge ai margini della Tremola, la vecchia strada selciata che con 24 curve sale da Airolo.

3. Dal Passo del San Gottardo alla sorgente della Reuss

Terza tappa: dal Passo del San Gottardo, costeggiando il lago Lucendro, alla sorgente della Reuss e al Passo Lucendro. Un lungo tratto panoramico in quota sul versante orografico sinistro della Valle Bedretto ci porta alla capanna Piansecco. Dall’Ospizio si raggiunge il Forte edificato negli anni 1893/94 e ampliato fino al 1918 che ospita un museo. Il sentiero continua sotto la strada del passo e si snoda lungo l’imponente diga a contrafforti, costruita durante gli anni della Seconda guerra mondiale. Il massiccio del San Gottardo custodisce il 7% delle riserve idriche d’Europa, importanti anche per la produzione di energia elettrica. Poco prima del Mottolone si giunge a un bivio: a destra parte il sentiero ad anello che porta ai cinque laghi e ritorna al lago Lucendro sotto la Cascina della Gana. Si prosegue a sinistra lungo il lago, dove si può scorgere la croce che c’è sulla cima del Pizzo Lucendro. Dall’alpe ci inerpichiamo sui pendii del Pizzo della Valletta e dopo una piccola rientranza compare un placido laghetto. Arriviamo alla sorgente della Reuss a 2480 m di quota, che con i suoi otto affluenti si tuffa con fragore nelle gole della Schöllenen. Da qui si sale con dolce pendenza tra alcune installazioni militari verso il Passo Lucendro e si prosegue sotto i pendii della Fibbia, ricca di minerali. Al bivio si continua diritti seguendo il ripido tracciato che scende dall’Alpe Rosso di Fuori per raggiungere il Sentiero Alto della Valle Bedretto, da dove si domina tutta la valle, da Airolo al Passo della Novena con un panorama sui tremila ticinesi e vallesani. I ripari antivalanghe e un enorme terrapieno richiamano i drammatici inverni che subirono i villaggi sottostanti. È noto che questa valle è una delle regione svizzere con le maggiori precipitazioni di neve. Fontana, Ossasco, Villa, Bedretto, Ronco e All’Acqua compongono il comune di Bedretto. Dopo aver attraversato il Ri e l’alpe di Cavanna e il Ri di Bedretto, la strada sterrata diventa un comodo sentiero che attraversa le Alpi di Pesciora, di Ruino e finalmente, dopo una breve salita, tra un anfiteatro punteggiato di giganteschi larici, ecco la capanna Piansecco che fa da anticamera al Chuëbodenhorn.

4. Dalla capanna Piansecco alla sorgente del Ticino

Quarta tappa: dalla capanna Piansecco alla sorgente del Ticino posta poco sotto il Passo della Novena, salita al valico e discesa a Ulrichen, attraversando l’Ägenetal. Una leggera salita porta al ruscello che separa l’Alpe di Rotondo dall’Alpe di Maniò. L’aria è satura di suoni della natura con i numerosi rigagnoli che scendono dal Poncione di Cassina Baggio e il ronzio degli insetti. Dopo aver guadagnato 100 metri di quota si giunge al bivio, dove sulla destra parte il sentiero che porta all’idilliaco Lago delle Pigne. Proseguiamo dritti con pendenza minima e dopo aver attraversato il Ri del Partus si raggiunge un promontorio, con una nuova diramazione per il laghetto. Da Maniò di Sopra, 2116 m, si scorge un particolare pianoro con biotopi e si notano nel terreno le linee di faglia. Arrivati al grande tornante della strada del passo, la natura interrompe il suo magico concerto cedendo il posto al rombo delle motociclette. Dall’altro lato il sentiero porta all’alpe Cruina nei pressi della fermata dell’autopostale e continua sotto la strada. Ci dirigiamo verso un’ampia conca e poco prima della salita una roccia di granito piramidale ci indica la regione sorgentifera del Ticino. Il sentiero prosegue serpeggiando tra cumuli di pietre colonizzate dalle marmotte e si raggiunge un piccolo valico laterale del Passo, al confine tra Ticino e Vallese. Il ghiacciaio del Gries, il grande e piccolo Corno Cieco, il Fühlhorn con i suoi ripidi sedimenti e altre vette si presentano maestose al nostro sguardo. Una breve discesa ci porta alla strada che conduce al Passo del Gries con la sua imponente diga e la turbina eolica più alta d’Europa. Il Passo del Gries era la “via del ghiacciaio” tra Milano e Berna, un alto valico che collega il Vallese (Ulrichen) con l’Ossola. Risale al XIII secolo la prima importante utilizzazione con la migrazione dei Walser, che dal Goms - alle sorgenti del Rodano - scesero a colonizzare la valle Formazza, alle sorgenti della Toce. Discendenti di antichi popoli migranti alemanni, i Walser erano venuti dal nord durante l’alto Medio evo. Il 12 agosto del 1397 a Münster, i rappresentanti di Berna, del monastero di Interlaken, della valle di Hasli, dei villaggi del Goms, delle valli Formazza e Ossola, strinsero un accordo impegnandosi a tenere in ordine la strada per la sicurezza dei mercanti e delle loro mercanzie. Il Gries fu visitato da viaggiatori illustri: prelati, scienziati, medici e naturalisti, conti, pittori e disegnatori, da De Saussure e nel luglio del 1884 dal futuro esploratore Luigi di Savoia, duca degli Abruzzi
Alla biforcazione prendiamo il sentiero che scende a valle e incrociamo la Via dello Sbrinz. Questo, in passato, era un sentiero percorso anche con animali da soma che collegava Lucerna con Domodossola in 7 tappe. Lungo questa via transitavano anche i Walser, che dal Goms giunsero in Val Formazza. A Ladstafel, un tempo importante punto di trasbordo, dogane e pernottamenti dei somieri, attraversiamo lo storico ponte in pietra del 1761 sul fiume Ägene. Tra pascoli e boschi radi imbocchiamo, dopo Aarenäst, un ponticello oscillante posto su una selvaggia gola. Dopo un bellissimo bosco di larici e abeti, incrociamo di nuovo la strada che sale al passo e, attraversato un ponticello di legno, scorgiamo le prime case di Ulrichen. La lunga discesa è terminata.

5. Dall’Obergoms alla sorgente del Reno

Quinta tappa: da Ulrichen al Passo del Furka, passando da Oberwald, Gletsch e Muttbach, e al ghiacciaio del Rodano, da cui sgorga l’omonimo fiume.
Si costeggia il Rodano fino a Oberwald, raggiungibile anche con il trenino, e dopo il ponte il sentiero attraversa un suggestivo bosco di larici. Dopo il sottopassaggio della ferrovia e attraversato il Rodano saliamo tra pascoli alpini. Da un promontorio a quota 1557 m. ammiriamo la Valle di Goms con i suoi pittoreschi villaggi. Si rimonta la valle per giungere ad un tratto ripido assicurato con delle funi che scende verso il fiume e si risale fino al portale della galleria elicoidale della ferrovia del Furka. Arriviamo a Gletsch, ubicato al centro di un paesaggio montuoso e selvaggio, creato dalla potenza dell’acqua, e ammiriamo la strada tutta curve che sale fino al Passo del Grimsel. Il Glacier Express tra il 1930 e il 1981 ha reso la stazione di Gletsch famosa in tutto il mondo e, grazie all’impegno di appassionati, il treno a vapore ha ripreso a sferragliare tra Realp e Oberwald. Un sentiero didattico naturale illustra la biodiversità nell’area proglaciale e si possono ammirare un’antica turbina idraulica, un generatore, quadri e incisioni sullo studio dei ghiacciai. Attraversiamo la pianura denominata “Gletschboden” sovrastata da una parete di roccia levigata attraversata da un rivo che scende serpeggiando lungo il pianoro. Saliamo in diagonale verso il tracciato della ferrovia e, con un po’ di fortuna, incrociamo il trenino a vapore. Oltrepassiamo i binari e con uno scorcio sulla Valle del Goms, ci incamminiamo verso una faticosa salita con molti tornanti verso il Passo del Furka. Raggiunta la cima del passo ci spingiamo verso un promontorio dal quale si apre un suggestivo panorama sui quattromila vallesani. Dall’alpe di Galen il sentiero scende ripido costeggiando il Kleines Furkahorn fino a un forte militare e poco dopo ecco la nostra ultima meta: la sorgente del Rodano e un grandioso panorama che abbraccia il ghiacciaio del Rodano e l’imponente catena del Galenstock, Tiefenstock e Dammastock.

Bibliografia:
La guida del Sentiero delle quattro sorgenti nel massiccio del Gottardo, 2012, edito dalla Fondazione Sentiero delle quattro sorgenti.