Editoriali

Anno 40 - N. 1

Salve, mi presento

di Giorgio Passera

Se ripenso all’idea che avevo dei pensionati qualche anno fa, mi vengono in mente immagini decisamente poco allegre: qualcuno compera un cane così ha la scusa per uscire di casa e fare un po’ di movimento, qualcuno aspetta che le porte del negozio si aprano per fare la spesa (di solito il tizio sta lì almeno da un quarto d’ora), qualcuno si siede in un bar: bicchiere di vino, sigaretta e giornale, cercando di ammazzare il tempo, e via di seguito.
Man mano che mi avvicinavo alla fatidica soglia, invece, scoprivo gente diversa da questi tipi stereotipati: persone che si mantenevano in forma fisica e mentale, che frequentavano di nuovo le Biblioteche, che facevano del volontariato, che davano una mano ai figli occupandosi dei nipotini, che si mettevano a studiare come funzionano i nuovi mezzi di comunicazione e di lavoro. Dal PC al telefonino all’iPad. Oppure ancora gente che si mette a scrivere articoli, lettere ai giornali, addirittura libri. La speranza di vita cresce, il numero degli anziani pure: c’è chi parla di problema, c’è chi preferisce definirli una risorsa. Un aiuto e una conferma a queste mie riflessioni mi sono venuti da un bel servizio del “Corriere del Ticino” dello scorso 29 novembre, due pagine dense di dati curate da Romina Borla. La giornalista rende conto di una situazione decisamente sorprendente: in Ticino nel 2012 le persone con un’età superiore ai 65 anni erano quasi 72 mila, ed il 50% di chi aveva superato i 65 anni svolgeva ancora un’attività lavorativa. Complici una situazione economica ed un mercato del lavoro ancora in buona salute, c’è chi continua per piacere, chi per necessità, chi perché non ce la fa a smettere, chi vuole dare il suo contributo ad una società dalla quale ha ricevuto, oppure chi ha davvero bisogno di proseguire un’attività lavorativa per tirare la fine del mese.
Questa premessa serve anche a presentarmi: io faccio parte di questa fascia attiva di popolazione che prova ancora piacere a lavorare e che crede di poter dare ancora qualcosa. Da una vita lavoro con le parole e continuerò a farlo fino a quando sarò in grado, cioè fino a quando non sarò licenziato oppure quando mi faranno notare che ripeto sempre le stesse cose, oppure che dico solo banalità…, e via di questo passo.
La proposta di Raoul Fontana di prendere le redini di “Terra Ticinese”, mi riempie quindi di nuovi stimoli e mi spinge a nuovi impegni che mai avrei immaginato qualche anno fa. Mi raccomando: se c’è qualcosa che non va, ditemelo: non mi offenderò, avrò sempre la scusa dell’età…

Dal nuovo Direttore i lettori si aspettano sicuramente proclami ufficiali, novità strepitose, annunci che spiazzano l’uditorio. Ebbene, come in ogni cosa, occorrono equilibrio e pazienza. Nel senso di rinnovamento nella tradizione, nuove rubriche accanto a contributi ormai collaudati. In sintesi: cambia il direttore, non cambia la direzione. Intanto voi cominciate a dare un’occhiata alla nuova impostazione grafica… il resto, à suivre, come dicono i Francesi.