Mendrisio e valli

Anno 40 - N.1

Leonardo Pecoraro: colori mediterranei e maratone

di Guido Codoni

“I giudizi critici dei colleghi artisti sono importanti. Ma la prima critica che ascolto è quella di mia moglie che non è un’artista. Mi dà certezze e risolve i dubbi”.

Ad esprimersi è Leonardo Pecoraro, poliedrico artista ticinese da qualche anno trasferitosi nel Canton Berna, ma che nel nostro Cantone torna regolarmente. Genitori di origine italiana (siciliana e pugliese), Leonardo nasce a Winterthur nel 1968.

“A due anni la famiglia si trasferì in Ticino e a Rivera trascorsi la mia infanzia. La passione per il disegno la ebbi sin da bambino e sognavo di voler fare l’artista, assecondato dai vari docenti. Ho un ottimo ricordo di Luigi Reclari, professore di educazione visiva che ebbi alle medie. Mia intenzione era quella di intraprendere una via nell’ambito del disegno, ma l’orientatore mi propose un apprendistato di legatore che portai a termine, conseguendone il diploma. Praticai poi questa professione per qualche anno nella ditta Fontana Print, della quale conservo un ottimo ricordo.
Nel contempo dipingevo. Il desiderio però di studiare all’accademia di Brera era troppo forte, ma, non avendo frequentato un liceo artistico, mi era preclusa l’iscrizione. Per essere accettato sostenni un esame di ammissione che superai. Fu un periodo bellissimo: mi recavo tre-quattro volte la settimana a Milano. Brera era un ambiente accattivante e le lezioni di qualità. Di notte, per mantenermi, lavoravo come Securitas e, nei momenti di pausa, dipingevo le luci e le atmosfere create dall’oscurità.
Ottenuto il diploma, sarei potuto entrare nel mondo dell’insegnamento. Feci delle supplenze che mi permisero di capire che il ruolo di gendarme non mi si addiceva, poi non avrei più potuto creare…
Un punto di riferimento importante fu Gino Macconi. La gente frequentava i suoi corsi (anch’io prima di sostenere l’esame di ammissione a Brera) perché voleva essere nutrita: lui lasciava fare, ma sapeva intervenire al momento opportuno. Il mio primo atelier, già quando studiavo, lo creai a Rivera. Il secondo a Stabio, nei locali un tempo occupati dalle terme. Da otto anni abito nella Svizzera tedesca e faccio il pendolare tra là e il Ticino. A Uetendorf, vicino a Thun nell’Oberland Bernese, ho un atelier di circa 100 mq nel quale posso portare avanti tutte le mie attività. Un altro è qui in Ticino, a Rancate, dove arrivo almeno una volta al mese”.

Dicevo: artista poliedrico, Pecoraro: i filoni, portati avanti in contemporanea, sono la pittura ad olio, i mosaici, le calcografie e, da poco, la vetrofusione.
“La pittura è stata il mio primo amore e ormai sono 25 anni che mi confronto con questa tecnica. Dipingo ad olio su tela, carta o legno in vari formati. Non ho uno stile particolare. Informale? Mah! In fondo sono paesaggi dell’anima. Parto dalla base per creare gli equilibri. Nascono forme che poi scompaiono, per poi rinascere in altro modo. A volte aggiungo della sabbia per creare matericità. Poi ci sono gli strati di colori che si sovrappongono. La realizzazione di quadri di una certa dimensione dura a lungo.
Un quadro lo considero finito quando lo espongo. Con le incisioni ho iniziato a confrontarmi terminata l’accademia. Incido sul linoleum e poi realizzo col torchio dei pezzi unici. Per realizzare altre copie cambio i colori. Alle mie opere do un titolo secondo le immagini che vedo, poi lo spettatore può confermarlo o meno, così può diventare parte integrante dell’opera.
Il mosaico lo pratico da una decina d’anni. Fu Gino Macconi ad appassionarmi (non a caso la sua Galleria d’arte la chiamò “Mosaico”). Frequentai, per un anno, la scuola di mosaico a Ravenna, conseguendo il diploma di mosaicista-progettista.
Li realizzo nel mio atelier e, se sono molto grandi, mi faccio aiutare quando li assemblo. Dai marmisti recupero scarti, che scelgo pezzo per pezzo, provenienti da tutto il mondo; per quanto riguarda il vetro, vado a Venezia ove si trova una fabbrica di vetro per mosaici.
A volte creo immagini in cui abbino il marmo con le pietre naturali.
Il primo mosaico che realizzai fu per il bancone del bar Simba a Locarno: un’onda lunga 14 m.
Tra le opere in mosaico ve ne sono due, in vetro e marmo, di grandi dimensioni eseguite per una ditta farmaceutica di Noranco. Vi sono rappresentati i due santi farmaceutici Cosma e Damiano con in mano, simbolicamente, la bilancia.
Ho pure realizzato mosaici per case private e uno in vetro naturale per una cappella del 1700, sopra Santa Maria in val Calanca, rifatta perché crollata, in cui rappresento la vita tramite i quattro elementi. Collaboro con fra Roberto per trasporre i suoi disegni in mosaici, realizzati con pietre naturali. In Svizzera interna ho realizzato un grande mosaico per un asilo vicino a Berna.
Vetrofusione. È una tecnica che ho iniziato da poco. Ho già portato a termine qualche realizzazione ed ora vorrei acquistare un forno per il vetro. Mi piace dotarmi di nuovi macchinari”.

Parliamo dell’ispirazione.
“Le mie creazioni nascono d’istinto. Non ho temi particolari ai quali mi ispiro. Inizio a lavorare, poi qualcosa succede. Durante la creazione continuo a modificare. Nascono forme, immagini, paesaggi immaginari. L’unica fonte ispiratrice è la natura, coi suoi colori che poi elaboro. Spesso ricorrono i quattro elementi: l’aria (bianca), l’acqua (blu), il fuoco (rosso), la terra (marrone). Spetta poi a chi guarda andare alla scoperta della simbologia. Lascio uscire quello che ho dentro. Una mia caratteristica è l’accostamento dei colori che viene istintivo. Non utilizzo una vasta gamma di colori: sono quelli di base che amalgamo tra loro. Sono stati definiti colori «mediterranei»”.

A contatto con la natura correndo.
“Eh già. Mi piace molto correre. Ho partecipato a quasi tutte le maratone più importanti. Mi porto gli indumenti per correre nell’atelier e poi parto. Mentre corro penso e anche in quei momenti può partire l’estro creativo”.

A me, che apprezzo l’arte, ma non ho strumenti critici per saperla valutare oltre la percezione immediata, osservando le opere di Pecoraro balza immediatamente all’occhio l’uso dei colori e i loro felici abbinamenti.
In soccorso mi viene Dalmazio Ambrosioni che parla1) di “feste di cromie che paiono illuminate dall’interno”, e “il permanere in delicato equilibrio sul crinale culturale tra nord e sud fa sì che la sua pittura, stesa su tela o su carta in pennellate corpose, si dispieghi in un seducente ventaglio cromatico che spazia dai rossi sanguigni ai bruni tenebrosi, dai gialli luminosi agli azzurri cristallini, dalle pallide tonalità pastello a quelle intense degli sfondi”. Di lui hanno pure scritto Paolo Blendinger, Vittore Castiglioni, Stefano Crespi, Simona Ostinelli e molti altri. Diverse le mostre personali e collettive nelle quali ha esposto. Pecoraro è un artista ormai affermato: nel catalogo dell’” Istituto svizzero di studi d’arte”, a Leonardo sono state attribuite due stelle.

Per saperne di più: www.leonardopecoraro.com