Lugano e dintorni

Anno 40 - N. 1

A spasso con il libro

di Adriana Rigamonti

Un giro della nostalgia a Lugano?
E perché no? La Lugano di oggi, che si trova ad affrontare problemi alquanto seri ma che continua pur tuttavia a conservare la sua bellezza; e anche una certa eleganza, almeno nei luoghi che ho deciso di ripercorrere.
Una scelta non nata da capriccio turistico, bensì dal desiderio di ritrovare una serie di memorie. Lo spunto per la ricerca è nato dalla lettura de La memoria del vecchio luganese, libro scritto da Attilio Rezzonico (nato nel 1897). Il volumetto, pubblicato dalla tipografia Mazzuconi nel 1980, presenta descrizioni, fotografie e riflessioni dedicate alla città, ai monumenti, agli abitanti, agli usi e costumi.
Ecco per esempio, a pagina 151, una cartolina del 1925 in bianco e nero, con a destra il palazzo delle dogane, al centro la cuneiforme residenza Molinari e, a sinistra, un angolo  delle vecchie scuole. E oggi, gennaio 2014? Beh, ritrovo quasi tutto, tranne due dettagli: l’edicola Scossa (che allora sorgeva in mezzo alla piazzetta della Posta) e le scuole (che un tempo ospitavano le elementari, le maggiori, le commerciali e le professionali). Il grande edificio in cui gironzolò, da bambino, lo scrittore Mario Agliati, è stato sostituito dal piazzale che ora accoglie il mercato cittadino.

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Pedalò in bella mostra

Passiamo a pagina 297. Toh, ecco una veduta del lungolago: in primo piano scorgo una giovane donna con abito lungo fino ai piedi e gerla sulle spalle, a lato alcuni paracarri, sulle acque una barca ad arcioni (detta “lucia”) e, sullo sfondo, vari edifici; in lontananza,
poi, ecco il San Salvatore tutto prati e boschi: case, quasi nulla! Eh no, la mia esperienza di oggi è ben diversa!

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Paradiso e il San Salvatore.

Intanto incontro una ragazza che, in inglese, mi chiede di scattarle alcune foto: con l’I-pad. Poi niente più “lucie”, sostituite da pedalò variopinti, che, data la stagione, dormono sulla riva delimitata da un’elegante ringhiera; spariti i paracarri, d’altronde piuttosto insignificanti. Scomparso anche il gruppetto di edifici quasi di fronte alla chiesa di Santa Maria degli Angeli; ma diverse gru, segnalatrici di attivi cantieri edili, disegnano metalliche tracce nel grigiore delle nubi.
E ora, che cosa mi suggerisce il libro?

Beh, di andare verso il parco Ciani, dove Attilio racconta di aver passeggiato sotto la guida delle sue maestre d’asilo. Passo davanti ai palazzi Gargantini, eleganti, solenni e fiancheggiati dal Kursaal, il cui stile è decisamente più moderno.
La splendida oasi verde, con alberi, tracce invernali di aiole e gabbiani inquieti, mi accoglie in una sorta di malinconica bellezza: la giornata è piovosa, i colori hanno sfumature insolite e la villa Ciani mantiene (per fortuna) il suo stile d’antan.

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I palazzi Gragantini.
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Villa Ciani.


Torno verso il centro città, raggiungo la piazza Dante: ecco la chiesa di Sant’Antonio, poi l’edificio Manor del tardo XX secolo e infine la fontana dietro la quale si indovina la via Pessina. 

Ma che cosa racconta l’amico libro? Ecco, a pagina 155, una foto della piazza Dante che ospita l’Innovazione, negozio che ricordo di aver visitato più volte da bambina. Allora si vendevano stoffe, bottoni, aghi, mantelline per la pioggia … Tutte cose che poco m’interessavano! Ma a Natale, sorpresa! Il primo piano ospitava l’esposizione di giocattoli: c’erano le bambole che dicevano “Mamma”, i treni della Märklin, i soldatini, le piccole auto a batteria, le bocce e le candele per il tradizionale albero.

E la fontana? Allora era un po’ spostata verso il sagrato della chiesa di Sant’Antonio (tuttora esistente), ma il filo d’acqua che ne scendeva cantava già l’eterna canzone.
Da qui, mi incammino verso la funicolare. Nelle foto proposte da Attilio Rezzonico non appare, ma ricordo che era sempre tinta d’azzurro: a volte chiaro, a volte più intenso, ma sempre color cielo sereno. E ora? Toh: è rossa, con le parole “Coca-Cola”
schizzate sulla carrozzeria.
No no, non ci salgo: preferisco percorrere la scalinata che porta alla cattedrale di San Lorenzo. Beh, qui non sembra cambiato molto: sì, ci sono eleganti negozi e boutiques, ma gli scalini e il selciato sono sempre quelli.
Poi in cima… si erge una gru! Già, i restauri dell’antica chiesa.
Passo passo raggiungo la stazione, anche lei in via di abbellimento. Ma di questo edificio si parlerà un’altra volta. A proposito, il libro di Attilio Rezzonico da anni non è più in vendita.
Ma alla Biblioteca cantonale ci sarà sicuramente traccia di lui.

 

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La funicolare che porta alla stazione.
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Verso San Lorenzo