Editoriali

Anno 40 - N. 3

Memoria = nostalgia?

di Giorgio Passera

Un aspetto importante su cui la nostra rivista è costantemente confrontata è il racconto del passato, la rievocazione di luoghi, personaggi e situazioni ormai sedimentati nella memoria. Operazioni che qualcuno potrebbe definire nostalgiche e passatiste e che altri potrebbero invece interpretare come ricerca storica delle proprie radici. Come capita spesso davanti ad una parola, a un concetto, ad un’idea che non fanno l’unanimità, ci si può mettere un segno + o un segno –.

Nel caso di nostalgia abbinata ad un meno abbiamo tutta una serie di significati che spesso conducono a constatazioni amare: il passato era migliore, il presente non ha più i valori di un tempo, e figurarsi il futuro! Ma davanti alla stessa parola, se ci mettiamo un bel + ecco che sbucano alcuni pensieri positivi. Nostalgia come introspezione, viaggio interiore alla ricerca del come eravamo, del chi eravamo, per capire cosa saremo, per progettare meglio il tempo a venire. Nel primo caso la nostalgia ci blocca, nel secondo invece ci dà la carica giusta per tirare avanti, per guardare avanti.

L’immagine che viene in mente è quella di una medaglia con due facce, il recto ed il verso, entrambi con i loro begli argomenti, le loro considerazioni. In questo e in altri casi l’etimologia della parola ci aiuta ad impostare meglio i nostri ragionamenti: alla base della parola italiana nostalgia ci sono due sostantivi greci, ritorno e dolore. E già che siamo in tema evochiamo anche il corrispondente
termine tedesco, un altro intrigante condensato di saggezza: Heimweh, con quell’Heim che sta per casa, dimora, focolare, nel senso più intimo della parola.

E poi, sempre in area germanofona, abbiamo l’Heimat, la patria, entità che in chi sta lontano suscita, appunto, nostalgia, dolore (Weh), insomma: la saudade dei brasiliani.

Dove sta la verità? La verità sta probabilmente nel mezzo, come sempre, nella ricerca di un equilibrio tra immobilismo e movimento, fra retrospettiva e progettualità.

Ma come si traducono nella nostra pratica queste riflessioni, pratica che significa concezione e redazione di una rivista come la nostra? Si traducono nell’allestire un menu variato, che tenga conto delle due facce della medaglia – memoria / nostalgia, nessuna delle quali è giusta o sbagliata. Si tratta di punti di vista diversi da cui guardare la stessa realtà: come sempre sarà il lettore a decidere se questo equilibrio sia stato raggiunto, se i contenuti abbiano tenuto conto di queste due prospettive. Ogni opinione in merito, soprattutto se comunicata, sarà molto gradita e ben accetta!